Usa, Arizona: ronde naziste contro immigrati clandestini

L’ immigrazione illegale dal Messico all’ Arizona è ‘l’ emergenza nazionale’ di cui hanno deciso di farsi carico le ronde, alcune delle quali di ispirazione nazista. Decine di volontari armati pattugliano i confini a piedi, a cavallo o in aereo. Con il supporto della tecnologia o alla vecchia maniera seguendo le tracce dei clandestini. Quando li stanano li consegnano agli agenti. La polizia, dal canto suo, ne tollera l’attività, del tutto legale, ma teme che possano provocare “problemi”, ha spiegato lo sceriffo Paul Babeu alla ‘Associated Press’: “Non sono addestrati e non hanno autorità legale”. In alcuni casi sono nazisti dichiarati, secondo il Southern Poverty Law Center che monitora le attività dei gruppi estremisti statunitensi.

“Non staremo più a girarci i pollici in attesa che il governo intervenga. Quello che facciamo è ispirato dai padri fondatori”, ha detto il vigilante Jason ‘J.T.’ Ready che ha dichiarato “guerra ai narco-terroristi”. Il trentasettenne Ready è un ex marine addestrato, equipaggiato e armato di fucile. Pattuglia il deserto a sud di Phoenix e si identifica con il Movimento Nazional Socialista che nel suo statuto afferma la supremazia dei bianchi: “Soltanto un bianco, cristiano ed etersosessuale ha il diritto di essere americano”. E Ready aggiunge: “Se non ci vogliono là fuori c’è un solo modo: mettere in sicurezza il confine”.

Per Ready e i suoi colleghi sono insufficienti sia la politica federale sull’immigrazione sia il considerevole aumento dell’organico della polizia di frontiera. Come pure sono insoddisfatti della legge dell’Arizona sull’immigrazione, contro cui ha fatto ricorso il dipartimento di Giustizia per incostituzionalità. Ma non è neanche adeguato, secondo loro, il lavoro del Minuteman Group, pure a sostegno di un giro di vite sull’immigrazione, che organizza controlli nel deserto.

In generale, si è assistito negli ultimi anni a un aumento del fenomeno delle ronde, non solo in Arizona, a causa dell’intensificazione dei flussi di migranti e di droga dal confinante Messico. Il portavoce della polizia di frontiera, Omar Candelaria, ha detto che sarebbe preferibile che a far rispettare le leggi ci pensino i professionisti, tuttavia le pattuglie auto-organizzate di cittadini sono legali e non sono sottoposte a particolari restrizioni neanche per il possesso di armi.

Secondo i dati del Southern Poverty Law Center, negli Stati Uniti ci sono 932 gruppi che fomentano l’odio. In dieci anni sono cresciuti del 54 per cento e tra questi sono annoverati anche i vigilanti di frontiera. Un fenomeno che gli analisti attribuiscono all’aumento dell’immigrazione latinoamericana, all’elezione di Barack Obama alla presidenza e alla crisi economica. Per gli analisti del Centro, è un substrato culturale che alimenta i movimenti paramilitari antigovernativi, quelli che negli anni Novanta misero a segno una serie di attentati nel Paese, il più sanguinoso contro un palazzo federale ad Oklahoma City in cui morirono 168 persone, tra cui 19 bambini, e ne furono ferite 680.

Intanto, l’amministrazione Obama, il 6 luglio, è ricorsa in tribunale per bloccare l’entrata in vigore della legge sull’immigrazione dell’Arizona, prevista per fine mese. Secondo il dipartimento di Giustizia il testo è incostituzionale perché le politiche sull’immigrazione sono di competenza federale. Il tribunale di Phoenix dovrà esprimersi anche su altri sei ricorsi contro la norma, intentati da organizzazioni per la difesa dei diritti civili, gruppi religiosi, un ricercatore di Washington e un poliziotto di Tucson.

La legge, fortemente voluta dalla governatrice dell’Arizona, Jan Brewer, introduce il reato di clandestinità, impone agli immigrati di portare con sé i documenti d’identità, consente alla polizia di fermare e controllare chiunque sia sospettato di essere negli Usa illegalmente. Inoltre, sanziona i datori di lavoro che assumono irregolari.

In attesa del parere della corte di Phoenix, altri cinque Stati americani hanno introdotto norme simili: Michigan, Carolina del Sud, Minnesota, Pennsylvania e Rhode Island. Secondo l’istituto di ricerca dell’università di Quinnipiac, al 48 per cento degli americani piace la legge dell’Arizona. Il dibattito sull’immigrazione terrà certamente banco nella campagna elettorale di medio termine di novembre, quando gli americani saranno chiamati a eleggere la metà dei deputati del Congresso.

NTNN