I giovani e lo sfruttamento mascherato da stage. E il posto fisso? Solo il 6% lo ottiene

Una fotografia drammatica. Un quadro sull’occupazione giovanile da far accapponare la pelle. E’ quanto emerge dall’indagine Gidp/Hrda, l’Associazione dei direttori risorse umane, su ‘Neolaureati e stage’.

La selezione lampo, il ‘reclutamento’ con uno stage retribuito – si fa per dire – non più di mille euro al mese (per i più fortunati) e il posto fisso che appare sempre più un miraggio riservato a pochi eletti. Secondo l’analisi, condotta sulle risposte di 117 direttori del personale, il canale preferenziale per entrare in azienda, è lo stage (40%), a cui segue il contratto a tempo determinato (20%). Solo nel 5,5% dei casi viene invece proposto un contratto a tempo indeterminato. Una percentuale che si è assottigliata sempre di più nel tempo: nel 2004 il posto fisso veniva offerto al 20% dei neolaureati, per ridursi progressivamente al 7% nel 2009. La retribuzione per lo stage, formula che in realtà copre uno spudorato sfruttamento del lavoro, nel 70% dei casi dura 6 mesi e per il 13% va dai 9 a 12 mesi, non supera i 500 euro nel 34% dei casi ed è compresa tra i 500 e i 1.000 euro per il 48% degli stagisti.

La selezione dei neolaureati: una lotteria con un montepremi da fame

Avviene in tempi rapidi e a basso costo: quasi il 50% del campione impiega meno di un mese per la selezione e un intervistato su due spende meno di 1000 euro. Dopo lo stage l’assunzione non è però certa: negli ultimi 12 mesi circa il 38% del campione ha assunto più il 50% dei neolaureati in stage mentre nei prossimi 6 mesi quasi il 30% del campione prevede di assumere 1 stagista su 2, ma circa il 18% non ha pianificato nessuna assunzione.

A chi avrà superato positivamente il periodo di stage verrà proposto nella maggior parte dei casi (30%) un contratto a tempo determinato mentre le chance di spuntare un’assunzione a tempo indeterminato sono le stesse di ottenere un contratto di inserimento e un apprendistato professionalizzante (17,5% per ciascuna tipologia contrattuale). Questi ultimi due contratti sono proposti direttamente ai neolaureati nel 21% circa dei casi.

‘Fare carriera’, roba d’altri tempi

I neoassunti passano alla categoria contrattuale superiore entro i 2 anni nell’80% dei casi, mentre la nomina a quadro arriva in media dopo 6 anni. «In questo momento in Italia, complice la crisi, l’offerta di neolaureati sul mercato del lavoro è ampia e le aziende non sembrano trovare grandi difficoltà a reclutarli», ha commentato Paolo Citterio, presidente Gidp/Hrda. Oltre che rapidamente e senza spendere troppo, l’indagine evidenzia, «quasi il 60% del campione non utilizza l’assessment (serie di prove volte a verificare le capacità necessarie a svolgere un determinato lavoro, ndr) per la selezione e la valutazione dei neolaureati».

Le aziende non investono sulla formazione

Scarsa anche la formazione continua, riservata solo al 15% di chi entra in azienda, che, in un caso su due sono seguiti dal loro capo diretto (solo il 21% ha un tutor). Gli ingegneri restano i neolaureati più ricercati (27,75%), seguiti da chi ha conseguito il titolo in economia (24,67%) e informatica (circa l’8%). Snobbate le lauree umanistiche, con scienze della comunicazione che raggiunge il 2%, al pari di farmacia e più di fisica. La conoscenza delle lingue (22,5%), la motivazione (19,4%) e la disponibilità a spostarsi per lavorare (10,8%) sono le tre carte che possono risultare vincenti per ottenere l’assunzione. Il conseguimento della laurea nei tempi previsti vale più del voto e del prestigio dell’ateneo (l’8% contro il 4%). Dall’indagine emerge infine che il canale di ricerca preferito dalle aziende è internet (41% dei casi), seguito dalle strutture universitarie di collocamento dei loro ex studenti (23,6%).

Fonte Dazebao.org (di Pietro Anastasio)