Intercettazioni, il governo allenta la stretta sulla legge bavaglio: Berlusconi deluso

Il governo allenta in parte la stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni ma la sintesi trovata con l’emendamento che riscrive uno dei punti più contestati del provvedimento divide ancora una volta Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi: il primo plaude alla nuova norma che permette la pubblicazione, durante l’udienza preliminare, delle intercettazioni ritenute rilevanti, il secondo la boccia. La proposta di modifica depositata dal sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo in commissione Giustizia a Montecitorio, dopo un lungo lavoro di messa a punto iniziato ieri sera al ministero di via Arenula che ha fatto anche slittare la seduta della Commissione di qualche ora ieri, fa cadere il divieto assoluto di pubblicazione delle intercettazioni durante le indagini preliminari: si prevede infatti che siano pubblicabili quelle ritenute rilevanti o dalla cosiddetta udienza filtro oppure quelle utilizzate dal pm per motivare ordinanze cautelari oppure decreti di perquisizione. “Oggi è stato raggiunto un punto di compromesso, ha prevalso il buon senso”, è il commento di Fini, che aggiunge: “Era giusto nel Pdl fare la battaglia che abbiamo fatto”. Soddisfatta anche il suo consigliere giuridico e presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno: “L’emendamento del governo va incontro alle istanze rappresentate dal mondo dell’informazione. Sicuramente si tratta di qualcosa di molto positivo”. Ma mentre i finiani cantano vittoria, il presidente del Consiglio prende le distanze dall’accordo raggiunto sottolineando che le nuove modifiche lasceranno “la situazione pressapoco come quella attuale. Non lascerà parlare gli italiani liberamente al telefono”. Il Guardasigilli Angelino Alfano riconosce che il nuovo testo “è senz’altro meno ambizioso rispetto a quanto previsto nel nostro programma di Governo” ma assicura che “che il testo odierno sulle intercettazioni è l’unico punto di arrivo attualmente possibile”. Nonostante gli strali pubblici di Berlusconi al nuovo emendamento e il malumore di alcuni deputati del Pdl come Maurizio Bianconi e Maurizio Paniz, infatti, il ministro della Giustizia si guadagna le lodi del legale del premier Niccolò Ghedini che parla di “eccellente sintesi”. Sembra scongiurata per ora, dunque, l’ipotesi circolata questa mattina di un possibile slittamento a settembre dell’esame del ddl che dovrebbe approdare in Aula il 29 luglio prossimo e ottenere l’ok della Camera – improbabile quello del Senato a questo punto – prima della pausa estiva. L’Udc tuttavia continua a chiedere il rinvio dopo l’estate: “Valutare l’ipotesi del rinvio a settembre appare sempre più opportuno – commenta il centrista Roberto Rao – visto che il tempo trascorso è stato foriero di obiettivi miglioramenti e addirittura di alcuni stravolgimenti del ddl Alfano”. Pensa ci siano problemi ad approvare il ddl subito anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che parla di “un mezzo passo avanti”. La capogruppo democratica in Commissione, Donatella Ferranti, spiega perché il nuovo testo non convince e, anzi, rischia di compromettere in alcuni punti anche le indagini: “La caduta del bavaglio è solo apparente, visto che l’assenza di un termine preciso entro il quale il giudice deve fissare la cosiddetta ‘udienza-filtro’ per selezionare le intercettazioni rilevanti rende, di fatto, variabile e incerto nel tempo l’effettività del diritto di cronaca”. A rischio, secondo la democratica, sono anche i cosiddetti “atti d’indagine ‘a sorpresa’ (perquisizioni, sequestri o ispezioni), per i quali le nuove norme introducono una discovery anticipata e quindi l’obbligo per il pubblico ministero di trascrivere e depositare le conversazioni rilevanti che li hanno originati”.