Kenya, comizi e arresti prima del referendum: ingerenze Usa nel voto

“Gli arresti dei giorni scorsi e un sondaggio che prevede la vittoria del ‘sì’ hanno contribuito ad alimentare la tensione” dice alla MISNA Michael O’Maera, direttore a Nairobi dell’agenzia di stampa Catholic Information Service for Africa (Cisa), mentre si moltiplicano comizi e cortei in vista del referendum del 4 Agosto.

Nel fine-settimana sono finite in manette per possesso di materiale esplosivo tre persone, un ex-reverendo di una chiesa evangelica e due giovani sospettati di pianificare un attentato durante un comizio per il “sì” nella città costiera di Mombasa. Gli arresti, che in tutti e tre i casi hanno portato a incriminazioni, sono stati criticati come misure di carattere politico da diversi esponenti del fronte del “no”. Accuse e polemiche sono seguite anche alla diffusione di un sondaggio della “Strategic Research”, che per il 4 Agosto ipotizza l’approvazione del progetto di nuova Costituzione con il 62% dei voti favorevoli. Dati privi di fondamento, secondo i nemici del referendum, che denunciano per altro ingerenze di paesi stranieri e in particolare degli Stati Uniti. “Washington – ricorda O’Maera – sottolinea che l’approvazione della Costituzione è parte del programma di riforme concordato dopo le violenze post-elettorali del 2008 e la ritiene un passo fondamentale perché tra due anni il Kenya possa tornare a votare”.

Ingerenze o meno, la campagna referendaria va avanti con comizi e manifestazioni quotidiane in tutte e otto le province del paese. Per spiegare le ragioni del “sì” il presidente Emilio Mwai Kibaki sarà domani nel distretto centrale di Nyandarua, prima tappa di un “tour de force” che si concluderà il 1° Agosto a Nairobi. Apparizioni continue anche per i sostenitori del “no”, che annoverano tra gli esponenti di maggior spicco il ministro per l’Istruzione superiore William Ruto e l’ex-capo di stato Daniel Arap Moi (1978-2002). Domenica il settimanale “The Standard” titolava a tutta pagina “Agende fitte, si avvicina il D-Day”. Il ricorso alla metafora bellica si deve forse agli attentati dinamitardi che il 13 Giugno hanno causato almeno sei vittime e decine di ferite all’Uhuru Park di Nairobi, dove era in corso una manifestazione per il “no”. Di sicuro, sostiene il direttore di Cisa, le tensioni attraversano anche il mondo cattolico. “I vescovi chiedono di votare contro perché contestano gli articoli su fine vita e tribunali musulmani – dice O’Maera – ma molti fedeli ritengono che il progetto di Costituzione innovi soprattutto il sistema di governo”. Sarebbe dunque possibile una “rivolta silenziosa”, suggeriscono alla MISNA, che potrebbe favorire una vittoria del “sì” e portare poi a un riesame degli articoli più controversi. Difficile capire se tra questi figuri l’articolo sulla creazione della “Commissione nazionale per la terra”, un organismo incaricato di risolvere i contenziosi verificando la regolarità degli atti di vendita e delle assegnazioni.

Il progetto di Costituzione prevede anche che il parlamento fissi l’estensione minima e massima degli appezzamenti, questione cruciale in un paese povero dove negli ultimi decenni sono emersi latifondi sterminati. La Commissione elettorale indipendente, intanto, ha annunciato che il 4 Agosto la sicurezza sarà garantita da 63.000 agenti. “C’è un confronto politico – dicono alla MISNA fonti missionarie – ma nelle strade di Nairobi e nei vicoli degli slum la vita va avanti”.

Misna