15 milioni di italiani non cercano più un lavoro, si sono arresi alla disoccupazione

In Italia la disoccupazione ha superato ormai i livelli di guardia. Lo scenario sta diventando a dir poco drammatico e purtroppo all’orizzonte pare non vedersi alcuna soluzione di rilievo.

Tutti piccoli palliativi che hanno solo l’effetto di allungare un’agonia che si sta protrando per troppi anni, coinvolgendo milioni di italiani. Il Governo continua a farci credere che rispetto ad altre nazioni stiamo meglio.

Ma ammesso che sia vero, l’abitudine di vedere sempre chi sta peggio di noi è una mentalità perdente e non aiuta a vedere con obiettività le reali proporzioni della crisi.

Dire che con la crisi mondiale l’Italia è in debito d’ossigeno come la gran parte degli altri Stati è un modo di “lavarsi le mani” e di non volere affrontare, prima che  risolvere, il problema.

Appigliarsi goffamente al principio: “mal comune mezzo gaudio” non aiuta assolutamente e ci fa perdere solo tempo prezioso. Mai s’inizierà ad affrontare di petto il fenomeno della disoccupazione alla radice, e mai ne verremo fuori.

E’ un pò come quello che, rimanda sempre a domani la riparazione del tetto. Domani, domani e ancora domani; arriva il giorno che il tetto cede e comincia a pioverci dentro.

Far finta che il problema non esista è come nascondere la polvere sotto il tappeto; prima o poi non ci sarà più spazio e modo di farlo.

Davanti le telecamere i politici, incalzati sul tema, cominciano a snocciolare dati e cifre, sempre le stesse, la solita filastrocca imparata a memoria. Cercano di gettare acqua su fuoco, o fumo negli occhi (scegliete voi) con l’unico scopo di non creare allarmismi e disfattismo.

Numeri che lasciano il tempo che trovano e che non stanno nè in cielo e nè in terra! Numeri che magari esistono…si …nel Paese dei Balocchi!!

La realtà è tragicamente diversa e soprattutto difronte ai nostri occhi.

Disoccupati cronici, cassaintegrati, giovani laureati che dopo anni sui libri, esami, tirocinii e praticantati vari, chi addirittura master costosi all’attivo rimangono con un “pugno di mosche” in mano, in attesa di un segno di cambiamento che non arriva mai.

Oggi i laureati sono discriminati, non hanno la possibilità di mettere in atto ciò che hanno duramente studiato per anni. Un investimento, quello della laurea, che si è rivelato col senno di poi uno sbaglio, un tragico sbaglio.

Molti giovani vengono sfruttati in modo vergognoso con contratti aleatori che non danno alcuna garanzia per il futuro. Stage che vengono organizzati appositamente dalle aziende per approfittare della disperazione e dello stato di necessità dei giovani laureati.

Un dato che indica le proporzioni apocalittiche del problema è quello relativo alle persone che rinunciano per sempre a cercare lavoro, ormai sfiduciate e prese totalmente dallo sconforto.

Secondo i dati del servizio studi Bnl, in Italia, a maggio 2010 le persone in età lavorativa che non cercano un’occupazione si sono attestate a circa 15 milioni. Le donne rappresentano addirittura il 65% degli inattivi.

Anche tra la popolazione di sesso maschile, negli ultimi anni non va certo meglio essendosi registrato un incremento del numero di inattivi.

Nel 2009 il 20,4% degli uomini inattivi nella fascia d’età tra i 25 e i 49 anni, ha deciso di smettere di cercare un’occupazione, con la convinzione ormai radicata che non ci siano opportunità di lavoro.

Per le donne appartenenti alla stessa fascia di età, sembra incredibile, ma va ancora peggio, attestandosi la percentuale di inattività addirittura al 45,7%.

La ragione della mancata ricerca al femminile di un’occupazione, nella maggior parte dei casi è dovuta al fatto che preferiscono svolgere attività legate alla cura di familiari, di figli o di disabili.

Sul settimanale del servizio studi Bnl si legge che: “l’inattività rappresenta uno spreco di ricchezza tanto più grave quanto maggiore è la quota di capitale umano specializzato e con un elevato grado di istruzione coinvolto dal fenomeno”.

Nel nostro paese, l’anno scorso è stato rilevato che la percentuale di donne inattive laureate è stata pari al 6,5% contro il 5,8% degli uomini.

Una situazione che sembra ormai essere sfuggita di mano e rischia di farci sprofondare definitivamente nel baratro. Urgono interventi drastici e risoluti e soprattutto bisogna farlo in fretta!

Fabio Porretta