La nuova Fiat di Marchionne si divide in due: Fiat spa e Fiat Industrial

La nuova Fiat, quella fortemente voluta da Sergio Marchionne, nasce in terra americana. Ieri, nella tarda serata Usa, notte italiana, il cda del Lingotto, riunito nel quartier generale di Chrysler ad Auburn Hills, oltre a ‘vistare’ i 113 milioni di utile del trimestre, ha dato il via libera allo scorporo dell’auto sanzionando così, in attesa dell’assemblea dei soci fissata per il 16 settembre, la nascita di 2 Fiat: Fiat Spa, con le attività automobilistiche e la componentistica (Fiat Group Automobiles, Ferrari, Maserati, Magneti Marelli, Teksid, Comau e FPT Powertrain Technologies) e Fiat Industrial Spa, con le attività di Cnh (macchine agricole e per le costruzioni), i veicoli industriali Iveco e i motori ‘industrial e marine’ di Fiat Powertrain Technologies.

Nella spa resteranno inoltre tutte le altre attività non industriali del gruppo. Uno spin off atteso da tempo che partirà dal 1 gennaio 2011 e che – secondo il Lingotto – “darà chiarezza strategica e finanziaria ad entrambi i business e permetterà loro di svilupparsi strategicamente in modo indipendente l’uno dall’altro”, consentendo così “la giusta valutazione sui mercati dei capitali di entrambe le società”.

Una valutazione che non convince Moody’s che, proprio a pochi minuti dalla chiusura di Piazza Affari dove il titolo ha incassato un roboante +6,7%, ha annunciato di aver posto sotto revisione il rating Ba1 di Fiat e, proprio alla luce dello spin off, di ritenere possibile un declassamento. L’operazione di scorporo, che prevede una quotazione separata delle 2 società sarà – spiega Fiat – “pienamente proporzionale: ciascun azionista riceverà un numero di azioni della stessa categoria uguale al numero di azioni Fiat della medesima categoria possedute alla data di efficacia della scissione”, così che alla data di efficacia della stessa gli azionisti di Fiat Industrial saranno gli stessi azionisti di Fiat spa.

Le azioni possedute da Torino, che rappresentano circa il 3% del capitale, non saranno trasferite a Fiat Industrial e, dopo la scissione, la Fiat deterrà della stessa circa il 3%. Attesa un po’ delusa, di fronte allo scenario che apre lo spin off, dalla conference call che Marchionne ha tenuto a commento del board. Poco o nulla sull’operazione, entusiasta sui conti e sulle prospettive 2010. E’ stato un trimestre “eccezionale per il gruppo” – ha detto – che “ha superato quasi tutte se non tutte le attese del mercato”. E soprattutto: “é molto probabile che rivedremo le stime al rialzo per il 2010”, un rialzo che potrebbe essere “significativo”.

Un accenno anche alla situazione italiana. “Fiat non può assumere rischi non necessari in merito ai suoi progetti”, ha detto il manager italo-canadese. E su Pomigliano ha ribadito: “avanti l’investimento, lavorando insieme alla maggioranza dei sindacati che lo ha approvato”, ma “non la duplicheremo” e “decideremo impianto per impianto”, cercando di convincere i sindacati “sull’assoluta necessità di modernizzare” i rapporti industriali in Italia. Immediate le reazioni, in una giornata che già calda in tutti gli stabilimenti del gruppo, dopo i licenziamenti degli ultimi giorni. “E’ uno stillicidio di atti contro il buon senso e contro ogni misura”, ha tuonato il segretario generale della Cgil ed è “difficile non pensare ad un atto di ritorsione”.

“Questo tipo di lettura credo sia sbagliata”, gli ha prontamente risposto il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, secondo il quale i licenziamenti si sono avvenuti perché si verificate “anomalie, talora anche gravi all’interno dell’ azienda, che se provate mettono a repentaglio gli investimenti e il radicamento della Fiat in Italia”. I risultati economici “sono una buona premessa, non solo per Pomigliano, ma per il piano generale della Fiat in Italia”, ha detto il leader della Uil Raffaele Bonanni, che ha messo in guardia di non cadere nella “trapola della Fiom”. Per il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, l’accordo di Pomigliano è già “una svolta” nelle relazioni industriale e, per questo, di Pomigliano, “ne servirebbero 10”.

AmericaOggi