Greenpeace, bliz antinucleare al Lido di Venezia: “Zaia onori la parola data in campagna elettorale”

Ieri gli attivisti di Greenpeace hanno trasformato il Lido di Venezia in una spiaggia “anti-nucleare”. Dall’alba hanno piantato centinaia di ombrelloni gialli e striscioni per formare un enorme messaggio contro il nucleare. Diversi cartelli e attrazioni turistiche con il ‘grido nucleare’ ricordano che in Italia il nucleare è un rischio anche per il turismo.

Un messaggio anti-nucleare – firmato insieme da Greenpeace Italia, Austria, Germania, Svizzera e Slovenia – stato quindi consegnato al governatore della Regione Veneto, Luca Zaia. “Il governatore Zaia durante la campagna elettorale dello scorso inverno aveva dichiarato che nella sua regione il nucleare non sarebbe mai passato, ma in quattro mesi non ha fatto assolutamente nulla per scongiurare le ipotesi – ampiamente circolate nei mesi scorsi – di una centrale nucleare ENEL a Chioggia o in provincia di Rovigo” – evidenzia Greenpeace. “Ora ci aspettiamo passi concreti della Regione Veneto per scongiurare un incubo nucleare in laguna che potrebbe avere effetti negativi anche sul flusso dei turisti”.

Oltre al rischio sanitario e ambientale, il nucleare del Governo Berlusconi è un vero e proprio attentato al portafoglio degli italiani: ogni centrale ci costerebbe probabilmente sui 6-7 miliardi di euro, invece dei 4 dichiarati da Enel sottolinea Greenpeace. Il progetto del prototipo della centrale stessa – l’EPR, della francese Areva – non è ancora stato definito per i ritardi accumulati dai due cantieri aperti (uno in Francia e uno in Finlandia). Per il reattore finlandese le perdite già accertate sono di 2,7 miliardi di euro oltre al costo di 3,2 miliardi stabiliti dal contratto, e mancano ancora tre anni alla data prevista per completare la centrale.

“Non esiste un rinascimento nucleare – sottolinea Greenpeace. Il nucleare è soltanto una bufala che impedisce una decisa virata della nostra economia verso fonti di energia pulita. Dobbiamo svincolarci con urgenza da fonti energetiche pericolose, come petrolio, carbone e nucleare, anche per risolvere l’emergenza climatica che incombe su noi tutti”. Il nucleare è una pericolosa perdita di tempo e proprio l’area della laguna veneta, che sprofonda in media di 3 cm l’anno, è quella in Italia più esposta agli impatti del cambiamento climatico che ha già effetti sugli ecosistemi terrestri, marini e costieri.

Il mese scorso anche Legambiente con un bliz in piazza San Marco a Venezia ha lanciato la campagna “Nucleare? Respingilo al mittente!”, una serie di cartoline estive da inviare al Governo. I manifestanti, vestiti con tute anticontaminazione e maschere antigas, hanno simulato quella che è stata definita “una tranquilla domenica nucleare” in mezzo ai turisti, molti dei quali non hanno nascosto una certa meraviglia. Le cartoline da inviare al Governo invitano a respingere simbolicamente al mittente il ritorno dell’atomo in Italia.

Da tempo le associazioni ambientaliste come Legambiente, Wwf e Greenpeace hanno mosso sostanziali critiche al momento dell’accordo firmato a Roma dal premier italiano Silvio Berlusconi e dal presidente francese Nicolas Sarkozy e ai due memorandum siglati da Enel e Edf che prevedono la costruzione di 4 centrali nucleari di terza generazione in Italia, la prima delle quali dovrebbe essere operativa dal 2020. Le associazioni nei mesi scorsi hanno lanciato un appello per la costituzione di un “Comitato Nazionale contro il nucleare

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