KABUL – Appare sempre più difficile mantenere sicuro l’Afghanistan senza non dover pagare un alto prezzo in vite umane. E’ questa la consapevolezza che emerge a due giorni dalla morte di altri due soldati italiani e di un terzo rimasto ferito. Un episodio verificatosi vicino a Herat capoluogo della omonima provincia meridionale afghana.

Una consapevolezza che si rafforza di fronte poi, alle immagini delle loro bare avvolte nel tricolore che rientrano in Patria accolte da familiari, autorità militari e politiche, e dalle più alte cariche dello stato. I militari del contingente italiano, come del resto tutti i militari dei contingenti dei vari Paesi che partecipano alla missione dell’International Security Assistance Force, Isaf, della NATO, sono andati in quel lontano Paese per portare protezione e dare sicurezza alle sue genti. Una missione di pace che poi, si è, per causa di forza maggiore, dovuta adattare e alterare leggermente il suo stato. La missione di fatto è divenuta una forza di interposizione tra gli insorti Talebani e le forze governative afghane. Sono come una sorta di cuscinetto che ammortizza i colpi, proteggendo e garantendo la sopravvivenza del governo del presidente afghano, Hamid Karzai. Di conseguenza in Afghanistan i militari del contingente internazionale cadono come ‘pere mature’.

Il 2010, che tutti avevano prospettato come l’anno cruciale per l’Afghanistan, sta dando piena fondatezza a questa ipotesi. L’anno in corso si sta dimostrando per l’Isaf, un anno difficile in cui si sta registrando un incremento delle vittime tra i militari del contingente. Un fatto questo che ha portato molti a credere che la situazione sia ormai irrisolvibile o per lo meno non militarmente. In tanti poi, l’hanno paragonata, per le tante accostamenti, al Vietnam. Questo è però, poco sostenibile anche perchè ormai la guerra in Afghanistan ha sorpassato come durata quella del Vietnam. Dal 7 ottobre 2001 quando iniziò la guerra in Afghanistan, sono infatti, già trascorsi 106 mesi. La guerra del Vietnam è durata invece, solo 103 mesi, dall’agosto 1964 al marzo 1973.


In Afghanistan l’Isaf dispone di una forza militare provenienti da 47 Paesi diversi. Non passa giorno che il bollettino diramato da Isaf, non sia pieno di notizie di morti e feriti tra i militari di questi Paesi contributori. Dall’inizio dell’Operazione Enduring Freedom, nel 2001, sono 1.973 gli uomini della coalizione internazionale morti in Afghanistan, secondo quanto riporta il sito web www.icasualties.org che viene aggiornato costantemente. L’anno meno cruento, in termini di vittime, risulta essere stato il 2001, con 12 militari morti, ed il più cruento il 2009, con 521 miliari morti. Numerosi sono i soldati che muoiono per lo scoppio del rudimentale, ma micidiale ordigno conosciuto come Ied. Una rudimentale, ma micidiale bomba artigianale in genere composta da almeno 50 kg di esplosivo. La quantità necessaria per mandare in pezzi un blindato ‘Lince’. Un fatto questo che i Talebani hanno imparato a spese dei militati italiani. Questi Ied, piazzati dai Talebani, sono i maggiori responsabili dell’indiscriminata uccisione di militari stranieri in Afghanistan a causa del fatto che sono soprattutto difficili da individuare. Questi ordigni sono responsabili della morte di almeno 779 militari dal 2001 ad oggi. Duecentodieci solo nel primo semestre del 2010. Dei veri e propri ‘Killer’ che si stanno rivelando fatali anche per la popolazione civile. Recenti statistiche riportano che in tutto l’Afghanistan, nel solo primo semestre del 2010 sono rimasti uccisi almeno 1.074 civili e oltre 1.500 sono rimasti feriti. Di queste vittime civili 282 sono state causate da trappole esplosive, con un incremento del 12 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La minaccia degli Ied è inoltre rivolta anche ai convogli umanitari che sempre più spesso sono costretti ad annullare le loro missioni per i troppi rischi.

Proprio per far fronte a questa emergenza il 3/o reggimento Alpini lo scorso 25 luglio ha dato il via all’operazione ‘Caronte’. I militari italiani hanno scortato, portandolo a destinazione, un convoglio composto da oltre 40 autocarri carichi di aiuti umanitari diretto nel distretto di Parsi. Una delle misure adottate dai Paesi che fanno parte della ‘coalizione antitalebani’ per cercare di ridurre il numero dei loro caduti in Afghanistan a causa degli Ied è la costituzione di team ‘anti Ied’ specializzato nella loro rimozione.

I due militari italiani morti erano appunto appartenenti al team ‘Improvised Explosive Device Disposal’, IEDD. Erano due specialisti del genio come i tanti che da mesi sono all’opera nel Paese asiatico per neutralizzare i ‘killer’ dei Talebani. Fatto questo che sta indispettendo non poco gli insorti afgani che si sono visti vanificare i n molte occasioni i loro intenti. Ed allora sono corsi ai ripari. Non piazzano più un solo Ied, ma nello stesso posto ne collocano due e anche tre per essere certi di fare il maggior ‘danno’ possibile, anche nel caso di un’operazione di bonifica. I due militari italiani sono stati infatti, investiti dall’esplosione di un secondo Ied, probabilmente azionato con un telecomando a distanza, dopo che ne avevano disinnescato uno poco prima.

Forse anche per il fatto che negli ultimi due mesi numerosi di questi ordigni sono stati scoperti e neutralizzati proprio grazie alle capacità e bravura degli artificieri del contingente italiano. I Talebani sembrano aver preso principalmente di mira i soldati Isaf del settore occidentale dell’Afghanistan che è appunto posto sotto comando italiano. In quel settore si è registrata un’escalation di violenza senza precedenti. I ribelli afgani stanno dando vita ad una vera e propria offensiva militare contro gli italiani. Tra attacchi subiti e ordigni ritrovati, almeno 50 pronti ad esplodere, appare chiaro che i Talebani siano sempre più decisi ‘a fare la festa’ ai militari italiani. Le loro ‘azioni ostili’ si manifestano attraverso il ricorso a diverse tecniche. Non solo Ied piazzati lungo la strada, ma anche autobombe e imboscate.

Tutto questo rientra anche nella nuova strategia dei ribelli che negli ultimi mesi hanno subito pesanti colpi, sia in termini di uomini, con la cattura o l’uccisione di numerosi capi, sia di capacità operativa essendo i loro movimenti molto limitati a causa degli attacchi dei droni e delle truppe del contingente internazionale. Ogni volta che i Talebani attaccano cercano quindi la strage. Una strage che stavolta è mancata, ma che comunque ha provocato la morte di due militari italiani ed ha portato il dolore nelle loro famiglie, che anche se con orgoglio, porteranno per sempre nei loro cuori il dolore per la loro perdita.

Afghanistan, un lince a Herat

I rispettivi contingenti militari presenti in Afghanistan controllano un territorio di 650mila chilometri quadrati. L’area è suddivisa in cinque comandi regionali e in 26 team provinciali di ricostruzione, Prt. All’Italia è stato affidato il Regional Command West, RC-W, di Herat. Un’area che si estende su quattro province: Herat, Badghis, Ghowr e Farah. Nel settore di competenza italiana dal 20 aprile scorso sono dispiegati gli alpini del 32esimo reggimento Taurinense del generale Claudio Berto. Appena giunti sono stati accolti ‘calorosamente’ da un comitato di benvenuto dei Talebani che per festeggiarli ha sparato contro la loro base almeno 20 razzi. In circa tre mesi hanno subito almeno 40 attacchi. Gli alpini però, non si sono persi d’animo e sono riusciti a creare una bolla di sicurezza intorno alla loro base puntando ad allargarla sempre di più, e creando soprattutto le condizioni affinchè vengano ripristinate le vie di comunicazione. Quelle vie che passano anche attraverso la ‘ring road’ che è impraticabile per circa 60 chilometri nel distretto di Bala Murghab controllato dagli italiani.

Tutto questo ovviamente ha rotto ‘le uova nel paniere’ non solo agli insorti, ma anche ai tanti trafficanti di droga di quella area che fanno buoni affari con i ribelli. Entrambi hanno tutto l’interesse a mantenere le comunicazioni per via terra interrotte e a controllare il territorio. Dal ricavato della vendita della droga i Talebani, finanziano l’acquisto di armi e componenti per costruire Ied, oltre che a pagare i combattenti stranieri. Per l’Afghanistan il parlamento italiano ha autorizzato il governo a partecipare con un contingente di 3.227 militari. Ponendosi però, l’obiettivo, entro la fine dell’anno, di avere nel Paese circa 4mila soldati italiani.

Appena lo scorso 21 luglio era giunto il ‘Si’ dell’assemblea di Montecitorio al decreto legge che proroga fino al 31 dicembre 2010 la partecipazione italiana alle missioni militari all’estero, fra cui quella in Afghanistan. Alla Camera dei Deputati il testo è stato approvato con 484 sì, 25 no e 11 astenuti. Hanno votato contro i deputati dell’IdV; ad astenersi i Radicali. In Afghanistan oltre alla componente principale, composta dal personale della brigata alpina Taurinense, è presente un significativo contributo di soldati e mezzi della Marina Militare, dell’Aeronautica, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Una delle attività principali dei militari italiani in Afghanistan è l’addestramento delle forze di sicurezza afghane. In Afghanistan le vittime della missione di pace del contingente italiano, hanno raggiunto quota 28 tra militari caduti in azione vittime di attentati o coinvolti in incidenti stradali a cui poi, vanno aggiunti quelli le cui vite sono state stroncate da malori. Con il pensiero a tutti i militari in Afghanistan sono ancora d’attualità le parole dette dal primo ministro danese, Lars Loekke Rasmussen: “I miei pensieri vanno ai soldati che si trovano in Afghanistan. Il loro è un impegno che merita il nostro profondo rispetto e la nostra gratitudine”.

Ferdinando Pelliccia