Colombia, scoperte altre fosse comuni: genocidio di Stato sotto la presidenza Uribe

Ormai non passa giorno che non vengano scoperte nuove fosse comuni in Colombia, nelle quali sono stati gettati i corpi smembrati delle vittime civili del terrorismo statale-paramilitare, enormemente accresciuto con la politica uribista della “Sicurezza Democratica”.

L’ultimo ritrovamento si riferisce alle fosse trovate nel terreno di una delle residenze del narcotrafficante di Medellín Pablo Escobar Gaviria, amico intimo della famiglia Uribe, morto nel 1993, ma i resti umani rinvenuti nella fossa testimoniano di omicidi avvenuti tra il 2002 ed il 2004, durante la prima presidenza Uribe. Il ritrovamento è avvenuto grazie alla confessione di un paramilitare che ha operato nel dipartimento di Antioquia.

Gli inquirenti ritengono che questo ritrovamento sia solo il primo di una serie di fosse comuni che presumibilmente sono ubicate a poca distanza da queste. Il gruppo che ha compiuto questi crimini si trovava sotto il comando di Oliverio Isaza Gómez, che si faceva chiamare “Terror”. Mentre sono in corso le indagini, si moltiplicano a valanga le denunce di familiari, amici, compagni delle vittime. In un’altra zona del paese, non lontano dalla Macarena, dove è stata trovata la fossa comune più grande d’America con circa 2000 cadaveri, una nuova agghiacciante testimonianza ha prodotto sdegno e sconcerto.

Un gruppo di contadini, la cui identità non è stata divulgata per ragioni di sicurezza, ha mostrato le foto dei corpi di due di loro torturati per un’intera giornata e poi uccisi, nel giugno del 2007. I responsabili sono indicati nella brigata numero 12 dell’esercito, che insieme ai paramilitari si è incaricata di eseguire la politica della “Sicurezza Democratica” nelle aree rurali del dipartimento del Meta. L’idea era di fare terra bruciata nelle aree rurali per isolare dal popolo i combattenti guerriglieri, e la maggiore brutalità possibile doveva essere impiegata per infondere il terrore in coloro che sono rimasti. I contadini hanno raccontato come si sono svolti i fatti di cui sono stati testimoni. Le raccapriccianti foto mostrate evidenziano come in un caso siano stati scarnificati gli arti della vittima, mentre nell’altro è “stata fatta scendere la lingua come una cravatta” lungo il corpo sgozzato del cadavere.

È indubitabile che simili rituali macabri abbiano come obiettivo il servire “da esempio”, nell’ottica di ottenere col terrore, l’abbandono delle proprie terre da parte della popolazione civile.

Questa è la barbarie fascista che continua a rappresentare la “Sicurezza Democratica”, in cui esercito e paramilitari hanno mano libera, in nome della lotta controinsorgente, per compiere le atrocità più aberranti, sicuri del fatto che nel 99,5% dei casi, questi crimini rimangono nella totale impunità. È ora che le istituzioni europee smettano di chiamare “democrazia” il sistema politico di un paese che produce ogni anno più morti civili e desaparecidos di quanti è riuscita a produrre l’intera dittatura militare di Pinochet in Cile nella sua “lotta contro il comunismo”, e si adoperino per aiutare a processare e condannare i responsabili politici e militari del genocidio che lo Stato sta perpetrando in Colombia.

Associaz. Nuova Colombia