Napoli, treno deragliato: parla il macchinista: “Non parlavo al telefono e non sono scappato”

«Lasciatemi tranquillo, per favore, sono ancora sotto choc. Non riesco a togliermi dagli occhi quelle scene terribili. Ho visto la morte. Sono profondamente colpito da quanto è accaduto. Ma le cose non sono andate come dicono. Non credete che per me sia facile ma la mia coscienza è tranquilla perché io ho agito in modo corretto». È un momento difficile per Giancarlo Naso, il macchinista che venerdì mattina era alla guida del treno numero 526 della Circum deragliato nella curva del Pascone, a pochi metri dalla stazione d’arrivo.

Allora Giancarlo, sono state dette tante cose, ci sono molte versioni contrastanti. Vuole raccontare la sua verità?

«Non ho nessun interesse ad ingaggiare una battaglia a mezzo stampa con nessuno».

Che significa, teme di diventare un capro espiatorio?

«Non lo so. Ma non permetterò nessun tipo di speculazione su di me o sul mio operato».

Come si sente?

«Sono confuso e disorientato, come credo lo sarebbero tutti nella mia situazione, ma sono anche tranquillo».

Qualche passeggero dice di averla vista parlare a telefono con qualcuno, poco prima del deragliamento…

«Le cose non sono andate così. Ma lo chiarirà ben presto il mio legale nelle sedi competenti. Il resto sono solo chiacchiere. Ora vorrei solo essere lasciato in pace con la mia famiglia».

Dicono che è scappato dopo l’incidente.

«Non è vero. Come ho detto anche in commissariato, nonostante lo choc e la confusione ho cercato di aiutare i passeggeri. Poi come gli altri sono stato medicato al San Giovanni Bosco».

Che cosa si è fatto?

«Mi sono ferito alle braccia, e altre piccole escoriazioni causate dall’incidente. Ma subito dopo sono stato a lungo in uno stato di confusione».

Ricorda a che velocità andava?

«Non voglio parlare di questo. Ho già chiarito davanti ai magistrati e alla polizia che ho rispettato tutte le norme previste dal regolamento in materia di sicurezza. Non posso dire altro».

Statura media, cappellino che copre i capelli un po’ rossicci e radi sulla fronte. Quasi sempre li porta raccolti dietro la nuca con un piccolo codino. Giancarlo Naso ha 45 anni, è sposato ed ha un figlio. Non è un novellino nel suo lavoro, da 27 anni lavora come dipendente della Circumvesuviana.

Prima con altre mansioni e poi da dieci anni come macchinista. A detta dei suoi compagni di lavoro e anche degli stessi dirigenti della Circum, è un gran lavoratore, scrupoloso e puntuale, un po’ riservato e schivo nel carattere ma cordiale. Dopo la sospensione in via cautelativa dal servizio, misura adottata dalla Direzione della Circum come strumento di autotutela, Giancarlo per evitare l’assedio dei cronisti, insieme con i suoi familiari si è allontanato dalla sua abitazione al Vomero Alto. Nel palazzo di via Pietro Castellino, infatti, il campanello di casa e del telefono suonano a vuoto.

La famiglia Naso non c’è. Semivuoto anche il resto della palazzina del parco che delimita il confine tra l’Arenella ed il Rione Alto. Ci sono solo un’anziana donna che abita al primo piano ed una coppia di giovani che al rientro dalle vacanze ha appreso con stupore dell’incidente. «È una vita che lavora alla Circum – dice il vicino – ed è stimato da tutti».

Giancarlo dal giorno dell’incidente risponde a tutti a monosillabi. L’unica confidenza l’ha fatta ad un suo collega macchinista, Francesco Di Fiore, amico di lunga data. «Giancarlo ha agito in modo corretto, come sempre – dice Francesco – Mi ha raccontato che venerdì ha fatto due telefonate. La prima alla partenza del convoglio dalla stazione di San Giorgio a Cremano per registrare la partenza, in gergo si chiama ”investitura del treno”.

La seconda, subito dopo l’impatto, per avvisare dell’incidente la centrale operativa e far allertare altri eventuali treni, evitando così ulteriori problemi e naturalmente per chiedere soccorso. Lo conosco da una vita – conclude il ferroviere – se gli capita, come a tutti noi, di investire un cane con il treno, sta male per giorni. Figuriamoci come deve sentirsi ora, dopo questa tragedia, anche se sa di aver seguito tutte le procedure».

IlMattino