Giovani e sballo: gli esperti lo definiscono “un modo per fuggire da una realtà triste”

“Sballarsi significa fuggire da una realtà avvertita come pesante, da una vita nauseante. Si ricerca il massimo divertimento nella massima perdita di controllo: ma questa non porta a un vero godimento, in realtà chi ‘si sballa’ in molti casi avverte un senso di tristezza”.
Lo sottolinea Francisco Mele, docente di Sociologia della Famiglia e di Pedagogia della devianza e dell’emarginazione minorile e autore del libro “Mio caro nemico”, commentando i due stupri registrati in questi giorni e che hanno per protagonisti appunto i ragazzi dello sballo.
Da questi stati di alterazione, spesso nascono episodi di violenza, per la maggior contro le donne, in cui “si concretizza l’ancestrale fenomeno della guerra fra i sessi – continua Mele – Lo stupro è la negazione della donna come individuo e al contempo l’affermazione dell’uomo come predatore, in una rappresentazione falsa e tribale della virilita’. In questo processo l’alcol ha una parte fondamentale: elimina barriere e limiti del proibito. Un piacere effimero, che prima o poi deve fare i conti con una realta’ in cui i limiti esistono”.
Secondo Franco Ferrarotti, docente di sociologia a Roma, “non è vero che i ragazzi sono senza regole, sono alla ricerca di nuove regole, di una nuova comunità a cui appartenere. Bloccati dalla vecchia morale del villaggio, che pur essendo superata è ancora un potente inibitore, nell’alcol cercano un modo per sciogliersi e comunicare fra di loro, liberandosi dai complessi”.
Si tratta di fenomeni che “esistono da sempre, ma che in questi anni sono avvertiti in modo più pesante perché coinvolgono ragazzi giovanissimi, di 13-14 anni”. Sono le parole del sociologo Sabino Acquaviva, che prosegue sottolineando come “i ragazzi siano sempre piu’ liberi e tendano ad autogestirsi prima che la loro personalità sia del tutto formata. Nessuna personalità si sviluppa in modo armonico, in certi periodi e’ normale soffrire di alcuni scompensi, che se non vengono tenuti sotto controllo possono essere causa di episodi gravi”. “A tutto questo – conclude Acquaviva – si deve aggiungere il ruolo della comunicazione: bambini di 8 e 9 anni ricevono oggi impulsi che non esistevano fino a qualche anno fa. Anche questo ha contribuito all’affermazione dell’alcol come strumento d’emancipazione, talismano con cui manifestare simbolicamente la propria indipendenza”.

Fonte: Adnkronos