“Lotta di classe contro i privilegi”, intervista al ministro Brunetta

E’ appena partito per le vacanze a Ravello con in valigia le bozze del libro di ricette, scritto a quattro mani con lo chef Fabrizio Nonis, che darà alle stampe per Natale. Più che un lavoro, un divertimento per Renato Brunetta, cuoco dilettante con una grande passione per il bollito misto, professore e scrittore prestato alla politica e ministro pro tempore dell’Amministrazione pubblica. Che vuol riformare nel segno dell’efficienza, del merito e dell’informatizzazione. Una battaglia che riprenderà a settembre.

«Entro due mesi – esordisce – firmerò i protocolli con tutte le Regioni per completare una rivoluzione tecnologica che permetterà di avere online certificati medici, fascicoli sanitari, prenotazione degli esami. Così cambierà la vita dei cittadini e si potrà risparmiare un sacco di soldi. Solo per le prescrizioni farmaceutiche le Regioni spendono 17 miliardi di euro l’anno. Eliminando, con la ricetta online, truffe, abusi e scadenze, si risparmierà il 30%, circa 5 miliardi».

Come sta andando la Pec, la Posta elettronica certificata?

«A oggi la utilizzano già 300mila famiglie, un milione e 200mila professionisti e con i protocolli firmati con le associazioni artigianali e del commercio saranno dotate di Pec 2 milioni e mezzo di piccole imprese. Entro l’anno avremo almeno sei milioni di soggetti con la Posta elettronica certificata. Il successo più vistoso di tutto il mondo occidentale».

Sarà un successo anche il dimezzamento delle auto blu che ha promesso di realizzare in tre anni?

«A maggio con un censimento ci siamo avvicinati alla verità: le auto blu sarebbero 80-90mila per un costo di circa 4 miliardi l’anno. Le auto «blu blu» dei politici sono tra 5 e 7mila. Quelle «blu» degli alti burocrati oscillano tra 10 e 15 mila e 70mila sono le auto «grigie», quelle in qualche maniera di servizio per Comuni, Province, Regioni, enti pubblici. Solo comprando all’esterno questo servizio si potrebbero risparmiare 2 miliardi su 4».

Ce la farà a tagliarle?

«A settembre presenterò il ddl. Se sono riuscito a far lavorare i fannulloni, visto che dopo due anni di lotta l’assenteismo è diminuito del 35% (pari a 80mila persone, una città come Treviso) ce la farò anche con le auto blu».

Lei è forse il ministro più amato e più odiato. Nella sua Posta deve esserci di tutto…

«Gli ultimi sondaggi dicono che sono il ministro con il più alto gradimento da inizio legislatura».

Chi ha remato contro nella battaglia anti-fannulloni?

«La Cgil che si è sempre messa di traverso, difendendo i fannulloni. Ma anche tanti burocrati dei ministeri e degli enti locali che vivono di vita propria e non per dare un servizio ai cittadini. Farli impazzire, lo confesso, mi provoca un po’ di godimento».

Quale episodio l’ha convinta che non bisogna mollare?

«La gente che mi ferma per strada e mi dice: ministro io non l’ho votata ma bravo, vada avanti così. Parole che mi mettono i brividi alla schiena».

Qual è il colpo basso che non ha perdonato?

«Non sopporto la malafede. Mi addolora vedere persone, importanti nella mia formazione, come Eugenio Scalfari in cui prevalgono la cattiva ideologia e il pregiudizio. E non mi aspettavo tanta bassezza con quell’«energumeno tascabile» pronunciato da una persona del livello di D’Alema».

E la solidarietà più sorprendente?

«Quella dei Veltroni e dei Fassino e di tanti del mondo sindacale e politico che mi dicono vai avanti. Purtroppo lo dicono sottovoce. Mi piacerebbe un po’ più di coraggio. La mia battaglia è la nuova lotta di classe: mettere insieme chi rischia contro la rendita della cattiva burocrazia. Una battaglia di sinistra. E pensare di essere insultato proprio dalla sinistra mi addolora».

Qual è il politico di opposizione che metterebbe nella sua squadra?

«Enrico Letta è un buon giocatore. Anche un Morando, un Ichino. Non prenderei mai un Bersani e un D’Alema».

E quello di maggioranza di cui farebbe a meno?

«Mi lasci solo dire che ci sono compagni di strada di tipo diverso e di qualità diversa. L’importante è che remino tutti nella stessa direzione e non tirino nella propria porta come sta avvenendo in questi giorni».

Qual è la prima riforma di cui l’Italia ha bisogno?

«Quella del merito, del vinca il migliore, di una società più giusta dove anche il giovane senza soldi può realizzare i suoi sogni. Io ci sto provando».

Chi è l’italiano dell’anno?

«Per la resistenza e la performance Silvio Berlusconi».


Dopo il caso Fini il governo naviga a vista. Bersani ha perfino proposto un governo Tremonti…

«Bersani è un poveretto, un disperato. Invece che auspicare le elezioni e misurarsi ricorre ai giochetti di palazzo. Che tristezza questi piccoli golpisti d’accatto. Si vede che ha imparato la cattiva lezione di D’Alema».


Com’è possibile che la maggioranza più ampia del Dopoguerra sia in difficoltà? Solo colpa di Fini?

«Si sta coagulando un fronte conservatore, con qualche ascaro che si presta, contro le indubbie novità del Governo più riformatore del Dopoguerra. E’ l’Italia peggiore, delle rendite, dei fannulloni, dei poteri forti, dei piagnoni assistiti, che si mette insieme contro il cambiamento. Il colpo di coda dei conservatori».

La ripresa sta davvero arrivando?

«Lo sto dicendo da sei mesi. Dopo i primi timidi segnali sono arrivati quelli forti e chiari. La crisi è finita. Credo che questo 2010 riserverà sorprese positive, con una crescita del Pil più vicina all’1,5 che all’1%, e lascerà un’eredità positiva per il 2011».

Ora è ministro. Dopo che cosa farà?

«Quello che ho sempre fatto: professore, ricercatore, scrittore. A proposito sto ultimando un nuovo libro, di ricette, con lo chef Fabrizio Nonis. Si intitola “Adesso vi cuciniamo noi”, edito da Sperling & Kupfer. Sarà in libreria a Natale e tutti gli introiti andranno in beneficenza».

Perché un libro di cucina?

«Raccontare ricette, anche per un cuoco dilettante come me, è un’esperienza bellissima. Il mio piatto è il lesso misto con la salsa verde e i tagliolini fatti in casa in brodo. Per un piatto del genere lascio tutto, quasi anche la politica!».

Ha fissato la data delle nozze?

«Ne riparliamo l’anno prossimo…»

Fonte: LaNazione