ASTRONOMIA/ Telescopio Fermi: Scoperto il segreto delle “Stelle Novae”

ASTRONOMIA/ Telescopio Fermi: Le stelle ”novae”, ossia le nuove stelle che sembrano improvvisamente accendersi nella galassia e che hanno fatto la storia dell’astronomia, potrebbero essere l’effetto di reazioni termonucleari. Lo suggeriscono, su Science, i dati del satellite della Nasa Fermi, cui l’Italia partecipa con Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). ”Gli oggetti piu’ antichi che l’astronomia abbaia mai studiato ci danno una lezione su come osservare cielo con una delle piu’ moderne branche dell’astronomia”, osserva l’astrofisica Patrizia Caraveo, responsabile per l’Inaf dello sfruttamento scientifico dei dati di Fermi. Non ci si aspettava che un telescopio spaziale nato per studiare le grandi esplosioni dell’universo, invisibili all’occhio umano in quanto emettono raggi gamma, avrebbe rivelato un aspetto sconosciuto di oggetti considerati ormai privi di segreti. ”Quando ci siamo resi conto che l’emissione gamma che vedevamo aveva una temporizzazione molto simile a quella della nova – spiega Caraveo – abbiamo considerato la cosa con grande interesse, ma anche con un po’ di scetticismo: non ci aspettavamo che in una nova ci fossero le condizioni giuste per emettere raggi gamma”. L’ipotesi, che dovra’ essere dimostrata sulla base di nuove osservazioni, e’ che nel sistema stellare binario chiamato V407 Cygni, una stella gigante rossa perde materia e che questa, nell’arco di centinaia di anni, si accumula sulla superficie della nana bianca fino a farla diventare cosi’ calda da innescare l’esplosione termonucleare. Quindi si forma una grande onda d’urto nella quale le particelle resterebbero intrappolate e dove si scontrerebbero con altre particelle meno veloci prodotte dal vento della stella, producendo i raggi gamma. ”Adesso dovremo scoprire se questo fenomeno vale per tutte le novae”, osserva l’astrofisica. La speranza e’ che lo stesso strumento di Fermi che ha osservato l’esplosione, il telescopio italiano Large Area Telescope (Lat), raccolga dati su altre novae: uno studio che richiedera’ anni poiche’ nella Via Lattea le stelle di questo tipo sono meno di una decina l’anno. Soprattutto, conclude Caraveo, quanto abbiamo osservato ”ci insegna ad avere sempre la testa sgombra da pregiudizi, a non pretendere che la natura si comporti come ci aspettiamo e a cercando di interpretarla senza preconcetti”.

Ansa