GAY / Giappone, Dopo tre anni torna il “Pride Parade”

GAY – La “Tokyo pride parade”, animata da 5mila rappresentanti delle comunità gay e lesbiche è andata in scena oggi nelle aree di Shinjuku e Harajuku, ricomparendo nella capitale dopo tre anni, in un Paese dai forti contrasti. Se da un lato l’omosessualità è sentita come un tabù tanto da comportare discriminazioni e il divieto di donare il sangue, dall’altro, in forza dei quasi 300 locali e negozi specializzati si tollera che ‘Shinjuku nichiomè, nel cuore di Tokyo, sia a pieno titolo uno dei quartieri gay più grandi al mondo. Al punto che il stesso governo ha concesso il logo della sua campagna turistica promozionale ‘yokoso Japan’ (benvenuti in Giappone) a una guida in inglese (‘Eigo de Shinjuku nichome wo shokaisuru hon’, cioe ‘un libro in inglese per spiegare Shunjuku nichomè) per gli stranieri che decidono di visitarlo. A pochi isolati dall’animato cuore del quartiere di Shinjuku, la più tranquilla ‘seconda zonà (nichome) ricorda un luogo del piacere del cosiddetto ‘mondo fluttuantè (ukiyo), quando Tokyo, non ancora capitale, era chiamata Edo. A introdurre nella via principale del quartiere è la piccola insegna con la scritta ‘via delle relazionì (naka dori). Poi è un susseguirsi di bar, locali per karaoke, ristoranti, saune e negozi in cui si confondono cibi e bevande comuni con riviste erotiche e gadget di ogni genere. «Di quartieri per i gay ne esistono in tutto il mondo, ma da nessuna parte si concentrano così tanti negozi specializzati», ha spiegato all’ANSA l’autore della guida, Akio Morimura. «È un segnale evidente che la società giapponese sta cambiando: agli inizi degli anni ’90 c’è stato il cosiddetto ‘gay boom’ e da allora i giovani fanno sempre meno fatica ad accettare e far accettare la propria condizione agli altri». Tutto questo grazie ai media e alla diffusione del cellulare, con cui è «facile mantenere i contatti con i membri di una community. Tra queste, ad esempio, ora la più diffusa è Mixi, l’equivalente giapponese di Myspace». Shinjuku nichome «non è tuttavia sempre stato un quartiere gay», ha aggiunto Morimura. È nato alla fine del XVII secolo come un luogo del piacere dove lavoravano cortigiane, chiamate ‘meshimori-onnà (letteralmente donne che servono il cibo), che intrattenevano i viaggiatori in arrivo a Tokyo. Il fatto che oggi sia frequentato da turisti e coppie eterosessuali lascia pensare che l’area stia entrando in una nuova transizione. «C’è da chiedersi – ha concluso – se tra qualche anno sarà ancora il quartiere gay di Tokyo».

Ansa