GOVERNO / Berlusconi, nuovo ultimatum del Capo del Governo: “Prepariamoci ad andare alla urne”

GOVERNO BERLUSCONI – ROMA, 22 AGO – Dai tempi della sua discesa in campo Silvio Berlusconi ha sempre visto come fumo negli occhi i governi della Prima Repubblica. Ed è lo spettro di esecutivi «logorati» da discussioni, che «tirano a campare» con «negoziati al ribasso», a spingerlo ad un nuovo ultimatum ai finiani: «Non accetteremo mai di farci logorare», assicura ai Promotori della Libertà. O, dalla verifica, uscirà «una maggioranza coesa e compatta» o, suona la carica ai militanti, «dobbiamo prepararci a elezioni entro poco tempo». Il voto è è la «strada maestra» per il premier mentre «chi dice il contrario, magari evocando formalismi costituzionali, afferma falsita». Sono toni ormai da campagna elettorale – e che di certo tornano a irritare il Quirinale che più volte ha sottolineato l’intangibilità delle proprie prerogative – quelli che il presidente del Consiglio usa in un messaggio-audio ai Promotori della Libertà e poi, in una passeggiata nel centro di Arona (Novara), ai cittadini che lo spronano ad andare avanti. Alle urne, d’altronde, lo incita a piè sospinto il Senatur che vede come la peste l’allargamento all’Udc. E d’altra parte il leader centrista rassicura Bossi, respingendo al tempo stesso il corteggiamento del Cavaliere: «Non so se il simpatico Umberto è stato vittima di un colpo di sole o ha bevuto qualche bicchiere di troppo, ma stia tranquillo: noi restiamo all’opposizione». Numeri parlamentari e sondaggi alla mano spingono il premier a toni sempre più ultimativi. Perchè «se il buon senso vorrebbe che ci sia una maggioranza» e lui è «ottimista per natura», Berlusconi non sembra così convinto che tutti abbiano intenzione di arrivare a fine legislatura. La prova del budino si avrà nel voto di fiducia sul documento di 5 punti, uscito dal vertice del Pdl. Li si vedrà «la differenza tra chi, come noi, vuole fare le grandi riforme, e chi al contrario vuole soltanto perseguire obiettivi di potere e di carriera nell’esclusivo tornaconto della propria aziendina politica, anteponendo l’interesse particolare a quello generale». Un attacco diretto al presidente della Camera Gianfranco Fini, al quale, però, dirà poi il premier ai giornalisti, «non vuole mandare alcun messaggio». Ed il budino sarà riuscito solo se «ci sarà una maggioranza coesa e compatta» ed i finiani, dopo la scelta «paradossale» del gruppo autonomo, accetteranno «tutti i punti del programma». Altrimenti «giocoforza» si andrà al voto. Berlusconi non accetta subordinate e liquida come «antidemocratico» ogni gioco di Palazzo per ribaltare l’esito delle elezioni. «Chi dice il contrario, invocando magari dei formalismi costituzionali sa bene, benissimo, di dire una falsità», sferza Berlusconi chiamando in causa la paura del voto della sinistra, «un timore che sembra diffuso, purtroppo, non soltanto a sinistra». Parole che il Pd, che oggi con il capogruppo Franceschini rilancia «l’alleanza costituzionale» per un governo tecnico, interpreta come un attacco «eversivo» che «non riconosce il dettato Costituzionale e le prerogative del Capo dello Stato».

Ansa