LEGGE ELETTORALE / Proposta D’Alema, coro di no dal Pd

Massimo D'Alema

LEGGE LETTORALE – Niente voto subito, non con questa legge elettorale. Di più: dovendo ipotizzare una riforma delle regole per l’elezione di deputati e senatori, il modello di riferimento potrebbe essere quello tedesco perché “l’idea malsana e malintesa di bipolarismo che abbiamo cullato e costruito in questi anni ci ha portato a un sistema che fa comodo solo a Berlusconi, che col 38% dei consensi può farsi eleggere al Quirinale, e chiudere i giochi per sempre. Ci rendiamo conto che l’indicazione del premier sulla scheda non esiste in nessun paese del mondo? Ci rendiamo conto che in Italia con questo falso mito maggioritario ormai gli organi di garanzia contano sempre meno?”. Il sasso lanciato da Massimo D’Alema con un’intervista a Repubblica fa discutere il centrosinistra dopo che dalle colonne del Corriere della Sera era invece partito un appello bipartisan di 42 politici e studiosi a favore del sistema uninominale. E molte sono le voci critiche che si levano all’interno dello schieramento, soprattutto da parte di chi vede nel bipolarismo una scelta irreversibile.
“Non era necessario essere profeti per prevedere la fine che in pochi giorni avrebbe fatto il ritorno dell’Ulivo – ha commentato l’ulivista doc Arturo Parisi -. Tornato dalle ferie, dopo averci invitati a non fermarci alle sigle, D’Alema ripropone con coerenza la ricetta di sempre. Governo per la legge elettorale col centro, sistema tedesco, per ritornare al bel tempo antico quando Berlusconi non c’era”. Così Arturo Parisi, deputato Pd ed ex ministro della Difesa. “Son passati appena tre mesi – ha ricordato – da quando una Assemblea Nazionale del Pd varava con enfasi un documento che indicava come posizione del partito ‘un sistema di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali. Dove stia D’Alema lo sanno anche i bambini. Dove siano Bersani, il Pd, e il Nuovo Ulivo è un mistero”.
Per Rosy Bindi, presidente dell’assemblea nazionale del Pd, non si può battere il berlusconismo tornando alla politica delle mani libere, come risulterebbe dal sistema elettorale alla tedesca auspicato da Massimo D’Alema. “Il Pd deve fare in modo che il tempo dell’agonia del berlusconismo sia utilizzato per fare almeno alcune riforme istituzionali (riduzione del numero dei parlamentari e superamento delbicameralismo perfetto) e una nuova legge elettorale. E in questa fase il primo compito del Pd è quello di essere unito e di salvaguardare in primo luogo, come partito del nuovo Ulivo, il suo profilo plurale. Sulla modifica della legge elettorale sarebbe auspicabile trovare una larga intesa, un accordo con tutti anche con questa maggioranza, vittima anch’essa del parcellum. Ma visto che non é possibile, il Pd deve lavorare a costruire una maggioranza partendo da una proposta che sia tra di noi condivisa, che indichi i punti per noi irrinunciabili, pronti comunque alle necessarie mediazioni. Ci siamo trovati d’accordo su un sistema che consenta agli elettori di scegliere: un partito, chi va in Parlamento e la coalizione che deve governare. Questi sono i punti per noi irrinunciabili, in grado di segnare la discontinuita’ vera con la seconda Repubblica, che in realtà ha portato alle estreme conseguenze le degenerazioni della prima”.
Dalla Lega e dal Pdl ci sarà un muro nei confronti della nostra proposta per l’uninominale – fa notare la radicale Emma Bonino -. D’Alema sostiene invece un altro sistema, quello tedesco, alternativo a quello che proponiamo noi, perchè comporterebbe alleanze post elettorali, così come vogliono anche l’Udc e l’estrema sinistra. Sono posizioni che esistono, ed è quindi giusto che vengano allo scoperto. Ma certo questo è un dibattito politico serio, altro che il cicaleccio al quale abbiamo assistito nelle scorse settimane”.
Critico il Pdl, che di cambiare la legge elettorale non ha alcuna intenzione. “E’ evidente che D’Alema cerca di surrogare con la manovra politica e con la modifica della legge elettorale la debolezza politica e sociale del Partito Democratico e della sinistra in genere rispetto all’azione di governo e alla forza del blocco sociale di centrodestra – ha detto Fabrizio Cicchitto -. Si vuole smontare il premio di maggioranza e andare al sistema tedesco per far si che siano i partiti dopo il voto, e non gli elettori con il voto, a stabilire chi deve governare. Su questo piano certamente D’Alema è all’altezza della sua fama”.
Dal fronte dei finiani Italo Bocchino fa invece sapere che “la proposta di D’Alema va valutata con attenzione, come ogni proposta. Abbiamo bisogno di una legge elettorale che da una parte garantisca bipolarismo e dall’altra la stabilitá dei governi, che possibilmente faccia scegliere gli eletti agli elettori e faccia dichiarare prima le alleanze. Con questi paletti si può discutere, a partire dalla legge in vigore, aperti a tutte le soluzioni».

Fonte: Corriere.it