PETROLIO / Golfo del Messico, rientrato il pericolo

PETROLIO – Le tredici persone in mare sono state tratte in salvo, il numero dei feriti resta fermo a uno e le fiamme sono state spente dalla Guardia costiera. Tuttavia, dopo l’esplosione della piattaforma petrolifera avvenuta ieri al largo del golfo del Messico, resta il dubbio di un nuovo disastro ambientale alimentato dall’andirivieni di voci discordanti su effettive perdite di petrolio in mare.

Dopo lo scoppio, avvenuto a sud della baia di Vermilion, la compagnia proprietaria della piattaforma, la Mariner Energy, si e’ affrettata a comunicare che la Vermilion Bay non era in funzione e che dai primi rilevamenti non risultavano perdite di greggio in mare. Pochi minuti e arriva la rettifica: la struttura era attiva al momento dell’esplosione, ma immediatamente dopo i sette pozzi di trivellazione sono stati bloccati evitando qualsiasi perdita. Ma anche in questo caso l’annuncio e’ stato smentito, questa volta dalla stessa Guardia costiera che ammette dagli elicotteri di aver avvistato una scia di petrolio lunga due chilometri.

Il tempo di gettare tutta l’America nel panico per il rischio di un altro disastro ambientale stile Deepwater Horizon e l’emergenza sembra rientrare con le parole del capitano della Guardia costiera, Peter Troedsson, che ha tentato di rassicurare opinione pubblica, mondo della politica e quello degli ambientalisti spiegando che dopo che la Guardia costiera ha sedato l’incendio e resta sul posto con elicotteri e navi per monitorare la situazione. Per quanto riguarda la chiazza avvistata poche ore prima, si tratterebbe del petrolio contenuto nella piattaforma, ma non di fuoriuscite dai pozzi.

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