EMERGENZA CARCERI / Italia, sovraffollamento di detenuti e agenti di polizia sotto organico: in aumento i tentativi di evasione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:29

EMERGENZA CARCERI – Anche ieri si è registrato l’ennesimo tentativo di evasione da un carcere italiano. Tentata un’evasione dal carcere di Rebibbia, nuovo complesso. L’episodio sarebbe da mettere in relazione alle forti carenze d’organico della polizia penitenziaria e all’ormai cronico sovraffollamento degli Istituti carcerari italiani. A tentare l’evasione un detenuto marocchino che dopo aver eluso i controlli ha tentato di evadere calandosi in un tombino e arrivando nei sotterranei. Per fortuna gli agenti accortisi della sua sparizione hanno avviato varie ricerche anche nei sotterranei e il detenuto è stato rintracciato e fatto rientrare in cella. “Si deve solo alla professionalità, alle capacità e all’attenzione del personale di polizia penitenziaria se è stata impedita l’evasione del detenuto da un carcere italiano”, ad affermarlo Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria, Sappe che ricorda anche che: “A Rebibbia nuovo complesso, gli agenti lavorano costantemente in condizioni difficili. Basti pensare che i detenuti presenti sono circa 1.700 dei 1.100 letti regolamentari e gli agenti di Polizia Penitenziaria che mancano in organico sono ben 255!”.

Quello che più impensierisce è il fatto che un analogo episodio si era già verificato due mesi fa con un altro detenuto protagonista. Di tentativi riusciti o meno di evasioni se ne sono registrati numerosi negli ultimi mesi. Vercelli, Pisa, Orvieto, Asti, Cuneo, Firenze, Milano, Alessandria e Torino. L’ultimo episodio risaliva allo scorso due settembre quando è stato sventato un tentativo di evasione da parte di due detenuti al carcere di Vercelli. Un carcere dove a fronte di 200 posti disponibili vi sono detenuti 400 persone. Un sovraffollamento a cui devono fare fronte, invece,  gli agenti di polizia penitenziaria in sotto organico. E’ stato stimato che mancano almeno 57 unità come denunciato dal Sappe.

Però, è stato l’episodio accaduto il primo settembre a far scattare un altro allarme. Quello che della criticità delle carceri italiane se ne possano avvantaggiare detenuti di particolare pericolosità e quelli sottoposti al 41 bis. Nel carcere di Asti è stato sventato sul nascere un tentativo di evasione che poteva essere di massa e con conseguenze inquietanti. Durante una perquisizione nella sezione ad Alta Sicurezza la polizia penitenziaria ha rinvenuto corde di quasi 5 metri di lunghezza, ricavate da strisce di lenzuola intrecciate. Una sezione in cui i detenuti sono classificati AS3, dove per AS si intende Alta Sicurezza, e che hanno cognomi ‘significativi’ quali Di Lauro, Strangio, Mancuso, Cordi’, Schiavone e Tripodo, già lo scorso mese di agosto era stato sventato un altro tentativo di evasione di uno degli uomini di un clan di spicco di Palermo. “Non sappiamo fino a quando, nelle carceri, si potranno conseguire così importanti risultati nell’interesse della Collettività, ma ogni giorno che trascorre nelle attuali condizioni di disagio e di abbandono, quanto di buono si ottiene dagli istituti di pena, è sempre meno merito della politica e dell’Amministrazione penitenziaria e sempre più frutto del sacrificio anche personale delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria’”, ha spiegato il segretario dell’Osapp.

La frequenza di questi gravi episodi un pò in tutta Italia e l’assenza di concreti provvedimenti per il sistema carcere da parte delle Istituzioni e della politica preoccupa profondamente il Sappe. Il sindacato denuncia che il personale di polizia penitenziaria continua a diminuire di circa mille unità all’anno, e che allo stato attuale mancano oltre 6mila agenti rispetto alle piante organiche previste dal decreto ministeriale del 2001. Sono 39.800 agenti penitenziari che ogni giorno devono vigilare sui 230 istituti penitenziari distribuiti sul territorio nazionale dove sono detenute ormai 68.435 persone. Di questi gli extracomunitari sono circa 25mila pari al 37 per cento della popolazione carceraria. Una realtà questa che ha spinto Capece a lanciare una proposta che ha anche il sapore di una forte provocazione alle istituzioni. “Bisogna accelerare le previste assunzioni di 2mila nuovi Agenti. Ma nel frattempo, un’ottima soluzione potrebbe essere quella di impiegare i militari delle Forze Armate per i servizi di vigilanza esterna degli istituti penitenziari”.

A conferma della criticità della situazione nelle carceri italiane le stime dell’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, Osapp, secondo cui in Italia sono ormai 68.435 le persone detenute nelle carceri. Di fatto quasi 24mila in più dei posti disponibili ossia siamo al + 53,55 per cento. Tra le regioni che hanno superato persino la capienza tollerabile spiccano la Puglia con 651 detenuti in più , la Lombardia, 505, l’Emilia Romagna, 400, il Veneto, 358 e la Sicilia, 255. Questa sovrappopolazione crea forti tensione nelle carceri facendo aumentare, con le criticità connesse al grave sovraffollamento, il rischio di eventi critici sempre più gravi come aggressioni ad agenti o risse tra detenuti. “Dopo la pausa estiva, il trend di crescita delle popolazione detenuta è ripreso inarrestabile e visto che dal Governo e dal Ministro Alfano sono mancati del tutto correttivi ed interventi, entro la fine dell’anno saranno assolutamente ingestibili gli attuali istituti penitenziari”, denuncia l’Osapp. Per il segretario del sindacato, Leo Beneduci: “Un disastro inevitabile dimostrato anche da quanto sta accadendo nei nuovi istituti di Rieti e Trento: a Rieti delle previste 270 unità di polizia penitenziaria ce ne sono solo 108; e nel nuovo carcere di Trento, non si raggiungeranno più di 130 poliziotti, mentre ne erano previsti 350”. Una dichiarazione che dimostra che alla fine a subire gli effetti di questa situazione sono soprattutto gli uomini e le donne della polizia penitenziaria. Secondo l’Osapp: “si corre il rischio che tutto questo diventi normalità. Una normalità di un sistema fallace che bolla come ordinari fatti del genere davanti i quali ci sono un’amministrazione e un ministro della Giustizia che non sanno più che emergenze affrontare. A questo s’aggiungono i congegni di allarme malfunzionanti in gran parte degli istituti penitenziari, i turni di servizio che non hanno termine e che i colleghi oramai soffrono da tempo, gli straordinari non pagati, i continui ricoveri da stress che gli agenti richiedono per una situazione che non può andare ancora oltre”.

Ferdinando Pelliccia