SERIE A / Sciopero, proclamato lo stop dei calciatori per il 25 e 26 settembre: «Non vogliamo più essere trattati come oggetti, ma come persone»

CALCIO – «Non vogliamo più essere trattati come oggetti, ma come persone». Con questo slogan i calciatori di serie A, «uniti come non mai», proclamano uno sciopero per il fine settimana del 25 e 26 settembre, ossia la 5/a di campionato in cui è in programma anche Roma-Inter. Motivo del contendere il mancato rinnovo dell’accordo collettivo con la Lega di serie A che con il presidente Maurizio Beretta replica duro: «È un atteggiamento molto grave, presentarsi al tavolo con una pistola carica e il proiettile in canna non è il modo migliore per cercare un accordo: e se il confronto diventa complesso che fanno, occupano gli stadi?». La trattativa dovrebbe riprendere lunedì a Roma, dove il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete ha convocato le parti. «Ma lo sciopero ci sarà sicuramente, al di là delle decisioni che saranno prese e si protrarrà senza accordi consoni», avverte il difensore del Milan Massimo Oddo, portavoce dei colleghi di serie A, affiancato da Gattuso, Seedorf, Amelia, Zanetti, Cordoba, Orlandoni e Mannini. Da quando è nata nel 1968, l’Assocalciatori ha minacciato lo sciopero almeno undici volte e solo nel 1996 i giocatori non sono scesi in campo. Come allora, anche oggi lo scontro è sul rinnovo del contratto collettivo, scaduto a fine giugno, ma mai come oggi aziende e attori del calcio sono antagonisti nella ridefinizione dei ruoli all’alba del fair play finanziario.
«Da gennaio attendevamo invano una bozza del nuovo contratto finchè ieri abbiamo saputo che la Lega di serie A ha fissato dei punti fermi», spiega Sergio Campana, storico presidente dell’Aic, chiarendo che si può discutere «solo la flessibilità economica dei contratti, ma il resto è inaccettabile». «È irragionevole – continua Campana – il divieto di rifiutare un trasferimento all’ultimo anno di contratto, come mettere un giocatore fuori rosa, comminare sanzioni e decidere quali attività extracalcistiche siano lecite senza il giudizio del collegio arbitrale costringendo i calciatori a ricorrere ai tribunali ordinari, obbligarli a farsi curare dai medici scelti dalle società, pena doversi accollare le spese per intero».
«Sul nostro corpo decidiamo noi – attacca Oddo -, guadagnare di più non può significare avere meno diritti». Ma per il presidente del Palermo Maurizio Zamparini «è pura demagogia», e i suoi colleghi concordano. «L’opinione pubblica non può schierarsi con i calciatori perchè ci sono persone che hanno perso il posto e percepivano mille euro al mese – osserva il numero uno della Lazio Claudio Lotito -. Qui invece ci sono calciatori che rivendicano addirittura il fatto di non giocare, non dare la prestazione, prendendo milioni di euro». «L’accordo riguarderebbe solo 625 giocatori di A che hanno una retribuzione media di un milione e 300 mila euro l’anno», è la replica di Beretta, che osserva come «il solo vero danneggiato» dallo sciopero «è il cittadino, che spesso destina parte del proprio reddito per l’abbonamento alla pay tv, il canone Rai o compra biglietti e abbonamenti per lo stadio».
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia per la celebrazione dei 50 anni delle Olimpiadi di Roma non entra nel merito: «Chi sciopera avrà le sue ragioni – le parole del Capo dello Stato – ma non mi fate parlare di questo». Il presidente del Coni Gianni Petrucci ammette che «le ragioni possono essere da una parte e dall’altra, ma oggi il calcio non è più il motore dello sport, quindi stiano attenti ad accendere troppo i toni».
Interviene anche il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete che sottolinea, trattativa a oltranza e se la soluzione non si trova decide la Figc. «Dobbiamo procedere con celerità nel confronto e nella sintesi – ha detto Abete – speriamo che l’appuntamento del 13 sia utile. Se non sarà sufficiente quella data andremo avanti a oltranza: dobbiamo trovare una soluzione per scongiurare l’ipotesi che è proprio da scongiurare». Condivide la posizione dei calciatori il presidente dell’Assoallenatori Renzo Ulivieri il quale auspica «ragionevolezza ai tavoli di confronto contrattuale e non atteggiamenti unilaterali come quelli assunti dalla Lega di Milano».

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