LAVORO IN ITALIA – La situazione è oggettivamente tragica ma a me, in tutta questa storia, vien da ridere.

Viene da ridere quando uno che si spaccia da sindacalista (solo noi abbiamo la categoria dei “sindacalisti-crumiri”?) che si affanna a farci sapere che è scampato alla morte per un fumogeno lanciatogli dalla platea la cui lanciatrice (una compagna dell’Askatasuna) altro non ha fatto che rispettare quella Costituzione di cui tutti i giorni parliamo. Non ci credete? Beh, leggetevi il primo comma dell’articolo 21: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», ed un fumogeno rientra a pieno titolo sotto questa definizione. O no?

Il leader Cisl (e qui stendo un pietoso velo…) altro non ha fatto che ribadire ancora una volta quello di cui cantava Fabrizio De André qualche anno fa, cioè la paura del Potere quando si trova disarmato di fronte all’avversario. O meglio: quando l’avversario può utilizzare le stesse armi del Potere, cioè la violenza. Anche su questo aspetto però ho qualche dubbio. Siamo davvero sicuri che quello che frettolosamente è stato definito “atto di violenza” sia tale? Si può parlare di violenza quando quella forma espressiva è l’unica che può utilizzare chi per anni viene vessato, umiliato, soggiogato da una forza che gioca la sua partita in una posizione diseguale – e sempre migliore – dell’avversario? O forse, quello, è il modo in cui si chiede l’attenzione di chi è impegnato – in maniera consapevole o meno – a guardare da un’altra parte?

Mi torna di nuovo in mente il famoso bombarolo di De André: il singolo che si fa braccio armato, e dunque diviene voce, di e per una moltitudine (non quella teorizzata da Toni Negri…), che è esattamente quello che è successo qualche giorno fa alla festa del PD. Sarebbe stato interessante sapere come i media borghesi avrebbero trattato il bombarolo faberiano nella realtà: come minimo lo avrebbero descritto come uno “degli antagonisti” appartenente “ai centri sociali” e che, a ben vedere, era anche un “anarchico”.

C’è poi un altro – ancor più importante – elemento su cui focalizzare l’attenzione. Potremmo definirlo “il senso di democrazia della classe politica italiana”. Torniamo sempre a quell’episodio ed al contesto nel quale si è creato: la festa del Partito Democratico. Ho ancora ben impresse davanti agli occhi le immagini di Enrico Letta colpito da “sgarbite acuta” (quella malattia che prende Sgarbi quando si “impalla” e, con indice accusatorio, inizia a ripetere sempre lo stesso insulto nei confronti di qualcun@) mentre ribadiva che il famoso fumogeno costituiva atto di “antidemocraticità”.

Sarebbe interessante chiedere al vicepresidente dell’Aspen Institute Italia (il cui presidente, non fa mai male ricordarlo, è quel Giulio Tremonti a cui Letta jr dovrebbe opporsi) cosa intende per “democrazia”. Perché se la democrazia che difendi è quella in cui ai lavoratori viene tolto il diritto allo sciopero, alla pausa dopo tot ore di lavoro o alla malattia inizio a chiedermi se questa tanto invocata democrazia sia una cosa positiva. Poi mi ricordo sempre che c’è un cantante – uno di quelli che quel partito di cui Letta jr è uno dei massimi dirigenti definisce “sovversivo” – che dice che la democracia es mentira (sto parlando di Manu Chao) e tutto ricomincia ad avere una sua logica. Padronale, ma pur sempre logica.

Non solo oggi la logica di chi dovrebbe schierarsi a favore ed in sostegno delle fasce deboli della società – la classe proletaria, si sarebbe detto una volta – si è appiattita su quella dei padroni, che anzi la dettano direttamente, ma siamo arrivati al punto di essere presi per il culo (scusate il francesismo) e dovergli anche battere le mani!

Questo video è il nuovo spot con cui il Ministero del Lavoro – facente capo a Maurizio Sacconi, altro su cui è bene stendere un velo…pietoso – ci ricorda che in questo paese di lavoro si muore. Ci ricorda che esistono delle cose chiamate “misure di sicurezza” che devono essere rispettate dai lavoratori se vogliono tornare la sera a casa per cena. E fin qui non ci sarebbe niente da obiettare, se non fosse che questo spot è una presa per i fondelli!

Tralasciando il fatto che tra un operaia tessile ed un agricoltore ci sia anche un imprenditore (categoria che difficilmente si accosta ad una pressa od al lavoro manuale in genere…) lo slogan ci dice che la sicurezza sul lavoro la pretende chi si vuole bene.

Dunque dobbiamo dare ragione a chi dice che lo scontro classista tra padroni e operai è vivo e vegeto, visto che i primi tutto fanno tranne che tutelare la sicurezza dei secondi. È per questo che dico che quello spot è una presa per il culo, perché manca un piccolo quanto fondamentale dettaglio: la Verità.

In quel video mancano i tre operai che muoiono tutti i giorni perché la legge padronale parla di «produttività, fatturato in aumento e la sicurezza la metti in attesa», come cantano i GenteStranaPosse in “Revolution” (nella quale ci ricordano che i sette operai della Thyssen morti nel dicembre 2007 rimasero uccisi sì dall’incendio, ma furono materialmente uccisi da quei padroni che tagliavano la sicurezza per aumentarsi lo stipendio); mancano tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici costretti a turni massacranti e che per questo si infortunano e non possono più continuare a lavorare; mancano gli operai “sindacalizzati” (no, Cisl e Uil non sono sindacati) che denunciano scarse misure di sicurezza sul posto di lavoro e che per questo vengono licenziati o marginalizzati, quando non direttamente messi a lavorare nei reparti-confino (uno dei fiori all’occhiello della politica di Marchionne); mancano gli stranieri sfruttati nei campi dal caporalato, manovalanza criminale per le grandi industrie; mancano…e potrei andare avanti più o meno all’infinito.

Ecco, sarebbe interessante chiedere al sig. Letta – ed ai suoi simili – cosa ne pensa di questo spot e della mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro progettata e messa in atto proprio da quella classe padronale con cui “dialogano” dai palchi delle feste di partito. Ma questa è una richiesta “antidemocratica” che quindi non verrà neanche presa in considerazione…ci toccherà aspettare il prossimo fumogeno.

Andrea Intonti