CISGIORDANIA / Soldati israeliani, impuniti i militari che hanno ucciso civili palestinesi

CISGIORDANIA – Yasser a-Tmeizi, ucciso a colpi di pistola dopo essere stato arrestato nel proprio campo agricolo e portato al checkpoint di Tarqumya. Hassan Hamid, ucciso nei pressi di Tuku, villaggio situato nel distretto di Betlemme. E poi Khalil al-Beirouti, Yusuf ‘Adur e Jamal Jawalis, uccisi nel corso di un’operazione segreta a Ramallah. Cinque omicidi avvenuti tutti in Cisgiordania tra il 2006 e il 2009, cinque omicidi accumunati da un fatto, denunciato in un rapporto pubblicato il 14 settembre dall’associazione B’tselem: si tratterebbe di civili uccisi da soldati, ma, soprattutto, di casi mai investigati dalle autoritá israeliane.

2006-2009: questo il periodo oggetto dell’analisi dell’associazione per la tutela dei diritti umani, in cui, escludendo l’operazione “Piombo fuso”, sarebbero morti 1510 palestinesi, di cui 617 uccisi al di fuori di operazioni militari.

Periodo nel quale B’tselem avrebbe segnalato al Judge Advocate General’s Office, l’autoritá competente, 148 cas i- per un totale di 288 morti civili – richiedendo che fosse aperta un’indagine da parte della cossidetta MPIU (Military Police Investigation Unit), l’unitá investigativa della polizia militare israeliana. Solo 22, peró, i casi accolti. E nel 36,3 per cento dei casi accolti, poi, l’indagine avrebbe avuto inizio solamente dopo un anno.

Secondo l’associazione si tratterebbe di una vera e propria lacuna di responsabilitá, non a caso, infatti, il titolo del rapporto, “Void of responsibility” (in pdf) . I soldati che uccidono palestinesi nei Territori Occupati non verrebbero quasi mai processati, neanche in casi dove l’azione criminale sembrerebbe evidente. Neanche in casi in cui ci si troverebbe davanti a una palese violazione del diritto internazionale umanitario.

Come denunciato da B’tselem e riportato dal quotidiano Haaretz e dall’associazione Palestine Monitor, inoltre, l’interpretazione delle circostanze dell’incidente si baserebbe solo sulle testimonianze dei soldati e non di eventuali testimoni oculari.

Diversa la situazione dal 1987 al 2000- gli anni che vanno dall’inizio della prima intifada allo scoppio della seconda-, periodo in cui l’unitá investigativa si sarebbe occupata di quasi tutti i casi in cui palestinesi civili erano stati uccisi. Il motivo del cambiamento di politica?

La dichiarazione, da parte del Judge Advocate General’s Office, che, in seguito all’inizio della seconda intifada, la situazione nei Territori Occupati era da definirsi di “conflitto armato” e che le investigazioni sarebbero state svolte solo in casi eccezzionali.

Per i portavoce di B’tselem tale interpretazione, che garantisce ai soldati e agli ufficiali una certa immunitá, rappresenta una grave lacuna a livello di responsabilitá: “Agendo in questo modo, l’esercito non compie i proprio obblighi nel senso di adozione di misure che riducano i danni nei confronti dei civili, permette a soldati e ufficiali di violare la legge (…) e dimostra scarsa attenzione alle vite umane.”

Fonte: Unimondo