HACKER / Internet, a Budapest il più grande convegno di esperti informatici europei

HACKER – In una teca c’è un computer portatile sommerso da vermi e insetti. Nella vetrina accanto un modello simile, ma sicuro e pulito. L’immagine rappresenta i temi di Hacktivity, il più importante convegno di hacker ed esperti di sicurezza informatica dell’Europa centrale e orientale, ospitato a Budapest lo scorso fine settimana. La periferia della capitale ungherese ha fatto da palcoscenico a due giorni di dibattiti, seminari e incontri tra oltre 1.000 appassionati, ‘smanettoni’ e rappresentanti dei colossi del software come McAfee o Symatec.

“Internet ha tracciato il più profondo solco generazionale dai tempi del rock ‘n roll”, ha detto Bruce Schneier, esperto di sicurezza informatica intervistato dall’emittente ‘France 24’, “I più anziani tra di noi si devono preparare a una nuova generazione che non capisce dove finiscono i propri pc e inizia internet. I ragazzi e le ragazze si scambiano le password tra amici come segno di fiducia e mentono deliberatamente quando si registrano a qualche servizio online”. Schneir ha anche spiegato perché i grandi nomi nella produzione di programmi antivirus discutano con chi è comunemente identificato come una minaccia ed etichettato come ‘pirata informatico’. “Gli hacker non sono altro che esperti della sicurezza’, ha sottolineato, sono ragazzi e ragazze che davanti a uno schermo e una tastiera sanno quello che fanno. Un concetto ribadito da Rory Challands nel suo blog sul sito dell’emittente panaraba ‘al Jazeera’: “Sono le persone che vorresti avere accanto ogni volta che si usa un computer”.

La maggior parte degli hacker presenti a Budapest si definisce “white hat”, un cappello bianco, ossia un esperto che usa le sue conoscenze per trovare le falle nei sistemi e nei software così da aiutare le aziende a correggere gli errori e mettere sul mercato prodotti sicuri. Il lato oscuro dell’abilità nel destreggiarsi tra i codici è invece rappresentato dai ‘cappelli neri’, ossia da chi usa le proprie conoscenze con intenti criminali.

“Nel momento in cui la tecnologia e il mercato puntano su prodotto dove l’utente ha sempre meno controllo come ci si deve rapportare alla sicurezza e alla privacy?”, si è chiesto Schneir. La maggior parte degli attacchi informatici avviene nella totale inconsapevolezza delle vittime e spesso per la loro stessa noncuranza: ad esempio collegandosi su reti non protette. Secondo uno studio della Symatec è stato colpito almeno il 65 per cento degli utenti internet. Una sconsideratezza nell’uso di internet con pesanti ricadute economiche. Una ricerca di McAfee stima in 747 miliardi di euro il danno fatto dagli attacchi informatici all’economia globale nel solo 2009.

Fonte: NTNN