TOTTI – BAGGIO – CHINAGLIA / I ribelli del cambio

TOTTI – BAGGIO – CHINAGLIA – ROMA, 26 SET – Tre “ribelli” in una volta sola non è facile vederli, eppure in Roma-Inter di ieri è successo. Da Chivu che, già nel corso del primo tempo, è andato da Rafa Benitez per lamentarsi, con gesti plateali (il romeno ha minacciato di uscire), del fatto di dover correre anche per qualche compagno che aveva perso qualche pallone di troppo; ad Adriano che si è rifiutato di entrare a pochi minuti dalla fine spiegando di non essere abbastanza caldo; a Totti che ha fatto capire di non aver affatto gradito la sostituzione, al punto da infilarsi direttamente negli spogliatoi senza neanche consegnare la fascia di capitano, è successo un pò di tutto. Per l’Inter di questi ultimi anni una novità, con Mourinho nessuno si sarebbe mai azzardato a fare una cosa come quella di Chivu ieri, mentre per Ranieri, che già a Torino, in casa Juve, aveva dovuto gestire la questione del passare degli anni di Del Piero (con conseguente stizza del n.10 bianconero al momento delle sostituzioni), è stato invece un film già visto. Ma a cominciare dall’ormai celebre gesto di Chinaglia che ai Mondiali del ’74 mandò a quel paese pubblicamente Valcareggi, colpevole di averlo sostituito con Anastasi nella partita contro Haiti, di gesti di ribellione clamorosi nel calcio ce ne sono stati molti. C’è stato anche Carnevale che in un’altra edizione dei Mondiali, quelli del 1990, mandò a quel paese il ct Vicini che lo aveva sostituito con quello Schillaci rivelatosi poi provvidenziale. Ma è entrato ormai nella memoria collettiva il «questo è matto» sussurrato da Baggio ai Mondiali di Usa ’94 contro Sacchi che contro la Norvegia lo richiamava in panchina dopo l’espulsione di Pagliuca. Una ribellione filosofica, prima ancora che pratica: il fuoriclasse costretto a prendere atto di una realtà inaspettata. A volte le strade dei campioni divergono da quelle dei tecnici, esattamente ciò che succede adesso fra Totti e Ranieri, che già aveva avvicendato il suo numero 10 a Brescia, dopo l’espulsione di Mexes, nonostante il capitano fosse stato (al contrario di ieri) fino a quel momento uno dei migliori. Memorabile per Roby Baggio, ora a capo del settore tecnico della Figc, fu anche quando al Bologna, per protesta contro quell’Ulivieri che ora collabora con lui in federcalcio e all’epoca lo voleva mandare in panchina, lasciò il ritiro per tornare a casa. Nella galleria – ma alla categoria ‘insultì – figurano anche quelli rivolti nel ’97 a Eriksson da Signori in un Rapid Vienna-Lazio di Uefa, per non parlare delle scaramucce e dei rifiuti di Panucci con Lippi, Capello e Spalletti. In casa Roma si ricordano, in tempi passati, il ‘Vaffà di Montella a Capello nell’anno dello scudetto, a Napoli nella penultima partita prima del titolo, quando il n.9 scagliò una bottiglietta contro il suo allenatore, che lo aveva fatto giocare appena sette minuti, e le bizze del brasiliano Renato, che ora è curiosamente diventato, proprio lui che era il re delle notti carioca, un tecnico maniaco della disciplina. E a proposito di sudamericani, nella Firenze di Trapattoni fecero scalpore le follie di Edmundo, che una volta mandò platealmente a quel paese, e prese a male parole, Trapattoni che lo aveva sostituito nel corso di un match contro la Roma. Ora ‘O Animal’ ha un degno erede in questo senso nel nuovo astro del Santos Neymar, che a soli 18 anni minaccia di ‘batterè perfino Cassano e Balotelli, e nel frattempo insulta di brutto l’allenatore Dorival che non gli ha fatto battere il rigore. Il colmo è stato che poi l’ex club di Pelè invece di punire il ragazzo ribelle ha esonerato il tecnico. E a proposito di gestacci contro l’allenatore in casa dell’Inter interista si ricorda anche la maglietta scagliata dopo una sostituzione dal nigeriano Taribo West contro l’allora allenatore Lucescu, mentre Balotelli ha fatto lo stesso gesto dopo Inter-Barcellona, ma per prendersela con il suo pubblico. C’è stato anche Christian Vieri che, avendo fiutato aria di esclusione, lasciò il ritiro nottetempo spiegando che nella sia stanza faceva troppo caldo. Perchè in tutte le epoche e sotto qualsiasi maglia, un cambio non gradito alza la temperatura del termometro.

Ansa