BERLUSCONI / Nessuna risposta a Fini, attesa per discorso del premier in aula il 29 settembre. Nel frattempo, si pensa a vertice per strategia Pdl

BERLUSCONI – Chiuso ad Arcore, Silvio Berlusconi mantiene la linea scelta nei giorni scorsi. Nessuna replica o commento ufficiale all’intervento con cui Gianfranco Fini ha detto la sua verità sulla casa di Montecarlo.
Nessuna replica nemmeno da Umberto Bossi, che però si mostra per niente intimorito dall’idea che si possa andare alle urne: ”Se si fanno le elzioni anticipate vinciamo ancora noi, ma il fatto è che tutti hanno paura, perché sono terrorizzati”, dice il senatur durante un comizio in tarda serata.
Il Cavaliere preferisce tacere affidando le risposte ai maggiorenti del Pdl. E l’ordine di scuderia impartito dallo stato maggiore del Popolo della Libertà è chiaro: mantenere il più possibile i toni bassi e lasciare che siano eventualmente i finiani a rialzare il livello dello scontro.
Fini, è il ragionamento, ormai è indebolito. Un oggettiva difficoltà, spiegano (e sperano), che ha ricadute anche all’interno dei suoi gruppi parlamentari dove non si nasconderebbero più i mal di pancia per la situazione venutasi a creare a causa dell’affaire Montecarlo.
Ed è proprio alle eventuali defezioni che si avrebbero nel gruppo di Fli che guardano i pontieri del Pdl in caso di rottura definitiva. Ecco perché i commenti alle parole del presidente della Camera sembrano fatti con lo stampino e soprattutto dosati nelle parole.
Sulla casa di Montecarlo Fabrizio Cicchitto ad esempio parla di ”parziale autocritica” mentre Maurizio Gasparri sottolinea come ”alcune ammissioni potevano essere fatte prima”. Entrambi i capigruppo però raccolgono l’invito al confronto: ”Rimbocchiamoci le maniche – dice ad esempio il capogruppo del Pdl al Senato – per continuare il mandato degli elettori”.
Abbassare dunque la tensione, almeno ufficialmente. In privato però nessuno è pronto a scommettere che su una conclusione a lieto fine. I rapporti tra Fini e Berlusconi sono ormai irrecuperabili, è la convinzione del Pdl, impossibile che i due si siedano insieme ad un tavolo per riallacciare un minino di dialogo.
Per il momento però le bocche restano ferme. Salvo sorprese da domani, l’attenzione sarà tutta rivolta alle Aule parlamentari e all’appuntamento clou del 29 quando Berlusconi prenderà la parola alla Camera.
Il testo del discorso è in lavorazione ed al momento il filo conduttore dell’intervento resta quello dell’istituzionalità. Farò un discorso rivolto al Paese, continua a ripetere il Cavaliere ai suoi fedelissimi, per coinvolgere tutti coloro che hanno senso di responsabilità. Un intervento, quello del capo del governo, che dovrebbe essere accompagnato da una mozione presentata dalla maggioranza da mettere ai voti. Queste sono le intenzioni, anche se, la strategia vera e propria sarà messa a punto probabilmente in una riunione che il Cavaliere terrà con i vertici del partito prima di mercoledì.
Un passo alla volta dunque, anche se l’attenzione del premier è già rivolta al dopo. Se infatti sul discorso del Cavaliere non ci dovrebbero essere problemi di tenuta numerica (l’obiettivo resta quello di avere più voti di quelli dell’attuale maggioranza), le incognite si aprono sui singoli provvedimenti, in particolare quelli legati alla giustizia dal processo breve al disegno di legge sulle intercettazioni, se come ha annunciato lo stesso Berlusconi, il testo sarà ripresentato.
E sulla giustizia, nel caso non ci fossero sorprese prima, potrebbe consumarsi lo scontro finale tra Pdl e finiani. In quel caso l’unica strada per il Cavaliere resta una sola: le elezioni.
”Il governo non intende galleggiare” mette in chiaro il ministro della Giustizia Angelino Alfano aggiunge: ”Siamo stati chiamati per fare le riforme. Se dobbiamo stare al governo per fare chiacchiere, allora credo che sia meglio tornare al voto”.

Fonte: Yasmin Inangiray, Ansa