STEP UP 3 / Jon M Chu, nelle sale il terzo capitolo della saga in 3D

STEP UP 3 – Dopo “Step Up” e “Step Up 2: La strada per il successo“, ecco la terza parte ma in 3D, nelle sale venerdì. Il film diretto da Jon M. Chu è il primo dance movie girato in digital 3D. Al di là di questo primato ci sono molte pecche (trama prevedibile, attori discutibili e alcune battute scontate) e un pregio: coreografie mozzafiato su una colonna sonora azzeccata che vede coinvolti artisti da Flo Rida (con David Guetta) ad Alicia Keys.

Degli episodi precedenti sono stati confermati Adam G. Sevani (apparso in “Step Up 2”) e Alyson Stoner (protagonista di “Step Up”) a questi vengono affiancati l’ex modello di Dolce e Gabbana Rick Malambri e Sharni Vinson. Completano il cast i ballerini Stephen  “tWitch” Boss, Keith Stallworth, Kendra Andrews, Martin Lombard, Facundo Lombard e Oren “Flearock” Michaeli.

Tutto parte da Luke (Rick Malambri), appassionato di cinema quanto di hip hop, che filma per le strade aspiranti ballerini per reclutarli nella sua squadra. L’obiettivo è vincere un importante concorso per evitare che tutto il gruppo venga sfrattato dalla Comune in cui vivono e non possano così realizzare i loro sogni. L’attenzione cade sulla matricola dell’Università di New York, Moose (Adam G. Sevani), che viene subito coinvolto nei grandi preparativi per la gara di ballo hip hop.

Poi entra in scena la bella e misteriosa Natalie (Sharni Vinson) che sconvolge i piani del caposquadra Luke. Al di là di alcune battute scontate (“Le decisioni più importanti della vita sono le più difficili”), la pellicola decolla solo nei momenti coreografici che effettivamente con la tecnologia in 3D risultano ipnotizzanti e mozzafiato. Per il resto il livello recitativo è alquanto basso, su tutti il protagonista. Un ex modello prestato al cinema, prestante per carità ma bisogna anche esser convincenti per rapire lo spettatore.

“In questo capitolo, ognuno dei personaggi cerca di trovare la propria identità – ha affermato il regista Chu – Quello che ho imparato è che alla fine la cosa più importante non è la destinazione ma il viaggio (le stesse parole che chiudono il film, ndr), le persone che incontri e le cose che apprendi lungo il tragitto”. Ma del viaggio non è stato assolutamente illustrato o mostrato quanto sia difficile la vita di un ballerino e quanti sacrifici e ore di prove devono sottoporsi per rendere al meglio un numero sul palco.

Fonte: tgcom