LA RUSSA / Bombe sugli aerei in Afghanistan? Decida il Parlamento. Il PD chiede chiarimenti, l’IDV attacca la maggioranza

LA RUSSA – ROMA, 10 OTT – L’Italia è l’unico Paese che in Afghanistan non ha armato i propri bombardieri «per mia volontà», tutti gli altri lo hanno fatto. Lo rivendica il ministro della Difesa Ignazio la Russa, che oggi, il giorno dopo l’attacco in Afghanistan in cui sono rimasti uccisi quattro alpini italiani chiedendo, che sulla questione si pronunci il parlamento, accende la polemica tra i partiti. L’Idv denuncia un governo di «guerrafondai» e il Pd, con Piero Fassino, apre al confronto sul delicato tema della sicurezza dei militari, purchè lo si faccia «seriamente». Intanto il premier, forse per spegnere le polemiche sulla sua assenza, torna anticipatamente dalla missione in Russia per essere presente, insieme al capo dello Stato, al rientro delle salme domani mattina. Ma la tensione resta alta sulle parole del responsabile della Difesa. «Per mia decisione – dice La Russa – si è stabilito che i caccia venissero utilizzati soltanto con il cannoncino di bordo, quindi l’Italia ha gli aerei senza le bombe. Ho ritenuto che potessimo farne a meno perchè vi è comunque rischio di mettere a repentaglio vite civili: per questo ho pensato finora di dire no. Ma ora – prosegue – visto il dolore enorme che provoca ogni morte, non me la sento più di assumere questa decisione da solo e chiedo alle Camere di decidere». Il ministro spiega che accetterebbe qualsiasi decisione, compreso l’impiego delle bombe, se mi convincessero che questo aiuti i «nostri ragazzi» sul territorio. Il Pd, con Piero Fassino, sceglie un atteggiamento costruttivo: si dice disponibile ad una discussione seria in Parlamento sul possibile rafforzamento della sicurezza per i militari italiani in Afghanistan. «Il problema Š delicato – dice il responsabile esteri dei democratici – e va affrontato con responsabilità», ma soprattutto discusso con i militari gli unici a poter dire cosa serva per per difendere i soldati. «Penso che il Parlamento – aggiunge Fassino – debba discutere escludendo provvedimenti propagandistici che non servono per la sicurezza vera dei nostri militari». Concorda sulla sede della discussione il segretario del partito, Pier Luigi Bersani, che poi aggiunge: «I talebani non possano vincere questa partita, nè l’Italia possa venir meno ai patti». Ad ogni modo, conclude Bersani, «mi piacerebbe che l’Italia facesse sentire la sua voce» per «fare chiarezza su ciò sta succedendo». I capigruppo del Pdl fanno quadrato intorno al responsabile della Difesa. Fabrizio Cicchitto si dice favorevole a all’ipotesi di «bombe sui caccia» e sottolinea la necessità che «le truppe rimangano in Afghanistan», altrimenti si darebbe un «assist ai terroristi». Gli fa eco Maurizio Gasparri che ritiene giusto che sia il Parlamento ad esprimersi sulla sicurezza dei nostri soldati. Sull’altro fronte, è durissima la risposta di Italia dei Valori, Federazione della sinistra e Verdi. «Le dichiarazioni del ministro “della Guerra” La Russa e di quello “delle Colonie” Frattini sono anacronistiche e irresponsabili», attacca Felice Belisario, presidente dei senatori ‘dipietristì, sostenendo che il governo sottovaluta il rischio «di rappresaglie» contro i soldati italiani. Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc propone a La Russa un provocatorio scambio: «Dato che chiama sciacalli quanti propongono il ritiro dall’Afghanistan, vada in Afghanistan e a noi rimandi indietro tutti quanti i nostri militari vivi e vegeti». Infine, Paolo Bonelli dei Verdi, auspica che in Aula si discuta solo del «ritiro delle truppe».

Ansa