BERLUSCONI / Ricordando Cossiga in aula al Senato, “La Costituzione può essere cambiata, per lui non era un dogma”

BERLUSCONI – “Da capo dello Stato Francesco Cossiga non esitò a picconare la Costituzione che non riteneva un dogma ma una carta delle regole democratiche che riconosce al suo stesso interno la possibilità di essere adattata” e riformata ai tempi”. Silvio Berlusconi ricorda, in un messaggio letto nell’aula del Senato da Gianni Letta, il presidente emerito Francesco Cossiga sottolineando il suo impegno riformatore per “ammodernare lo Stato”.

“Sono sceso in campo per difendere la libertà da forze illiberali”.  Berlusconi sostiene nel messaggio che Cossiga ha il “posto d’onore nel pantheon dei liberali e democratici”.

“Aderisco alla solenne commemorazione, certo che tutti gli italiani che lo hanno rispettato non lo dimenticheranno. Ora e sempre per Cossiga ci sarà un posto nel Pantheon di tutti i liberali e i democratici, di tutti gli uomini di buona volontà che si sono battuti per la verità e libertà”. E’ quanto sostiene il presidente del Consiglio. “Cossiga – ricorda il presidente del Consiglio – mi ha concesso il privilegio della sua amicizia, del suo sostegno, della sua ironia. Si è sempre battuto per la legalità con coraggio, umiltà e capacità di autocritica anche in un momento drammatico quando lo Stato doveva trasmettere il senso della fermezza e della certezza del diritto di fronte al ‘pericolo del terrorismo”. “Al Cossiga uomo di Stato tutte le forze nel tempo di qualsiasi orientamento, anche quelle che lo minacciarono addirittura di impeachment – sottolinea Berlusconi – hanno riconosciuto di aver introdotto uno stile nuovo fondato sul coraggio e sulla chiarezza nei rapporti politici”.

FINI A SCHIFANI, SERVE INTESA SU ITER – E’ “opportuno che tra i due rami del Parlamento venga stabilita una intesa di metodo” sull’iter delle proposte di riforma della legge elettorale “al fine di consentire agli organi competenti nel merito di procedere in modo ordinato all’esame della materia”. Lo scrive il presidente della Camera Gianfranco Fini in una lettera a quello del Senato Renato Schifani.

Ansa