COLLABORATRICE DI GIUSTIZIA SCOMPARSA / Lea Garofalo, convocata conferenza stampa oggi a Campobasso

COLLABORATRICE DI GIUSTIZIA SCOMPARSA – E’ stata convocata una conferenza stampa sulla vicenda della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, scomparsa nel novembre del 2009 a Milano dove si era recata da Campobasso assieme alla figlia. L’incontro con i giornalisti si terrà alle 10.45 presso la caserma ”Testa” dei Carabinieri di Campobasso, con la partecipazione del procuratore Distrettuale Antimafia Armando D’Alterio. Nel capoluogo molisano sono state compiute nella notte diverse perquisizioni. L’inchiesta che ha portato agli arresti era stata avviata dalla DDA molisana che poi aveva coinvolto, per competenza territoriale, la magistratura lombarda, ritenendo che a Milano fosse stata uccisa la Garofalo.

Lea Garofalo, 35enne ex collaboratrice di giustizia, sparì nel novembre del 2009 dalla sua abitazione di Milano, fu interrogata dai suoi sequestratori e poi sciolta nell’acido in un terreno della periferia milanese. Per quel delitto, compiuto dalle cosche calabresi, sono stati chiesti dalla Dda di Milano ed eseguiti nella notte alcuni arresti tra la Lombardia, la Calabria e il Molise e sono in corso diverse perquisizioni.

La procura distrettuale di Campobasso, dal canto suo e per quanto di sua competenza, ha lavorato in questi ultimi mesi su un tentativo di sequestro di persona compiuto il 5 maggio del 2009 proprio sulla stessa Garofalo, contestando oggi questo reato, oltre a quello di lesioni personali a Vito Cosco, detto Sergio, e a Giuseppe Cosco, detto Smith, entrambi originari di Petilia Policastro (Crotone), ma residenti a Milano. Secondo l’accusa, i due, raggiunti da misura cautelare, in concorso con Massimo Sabatino (esecutore materiale) e con Carlo Cosco (ex convivente della donna ed esponente del clan calabrese di Petilia Policastro), avrebbero aggredito in casa la Garofalo. Sabatino, che si sarebbe falsamente qualificato come elettrotecnico per entrare e si sarebbe servito di una corda, di guanti monouso e nastro adesivo, avrebbe aggredito, picchiato e tentato di immobilizzare la donna fino a provocarne lo svenimento attraverso manovre di soffocamento. Non riuscì nell’intento per la reazione della vittima che, aiutata dalla figlia Denise, avuta da Carlo Cosco, costrinse Sabatino a scappare. La donna rimase lievemente ferita ma se la cavò. Secondo l’accusa, la banda voleva che la Garofalo, una volta privata della libertà, riferisse i contenuti, ancora segreti, della collaborazione prestata con l’autorità giudiziaria. L’obiettivo era uccidere la donna (fatto poi verificatosi mesi dopo, come ha accertato la procura di Milano) perché alla magistratura stava riferendo gravi fatti di sangue che vedevano la partecipazione dei Cosco nel Crotonese ed in altre zone, fra cui Milano e provincia. Nei confronti di Carlo Cosco e Massimo Sabatino, la dda di Campobasso ha già ottenuto il carcere rispettivamente il 15 dicembre 2009 e il primo febbraio 2010. Il Gip ha accolto la richiesta di giudizio immediato anche se poi le due posizioni processuali sono state separate perché Sabatino è in attesa dell’udienza del Gup per essere giudicato con il rito abbreviato mentre il processo per Cosco è già cominciato il 29 settembre scorso.

Fonti: Ansa e Agi