WIKILEAKS PUBBLICA 400MILA DOCUMENTI PER RACCONTARE L’ORRORE QUOTIDIANO DELL’IRAQ / Impressionante il numero delle vittime: dal 2003 al 2009 sono morte 109mila persone

Julian Assange

WIKILEAKS PUBBLICA 400MILA DOCUMENTI PER RACCONTARE L’ORRORE QUOTIDIANO DELL’IRAQ – L’orrore quotidiano dell’Iraq raccontato in quasi 400.000 documenti resi noti già ieri da Wikileaks, costretto a pubblicare in anticipo la documentazione dopo la rottura dell’embargo da parte di Al Jazeera. Dall’inizio del conflitto in Iraq nel 2003 sino alla sua conclusione nel 2009, si legge nella documentazione, sono morte più di 109.000 persone: tra queste, oltre 66.000 civili, ovvero più della metà del totale delle vittime. Un numero impressionante, di fronte al quale, notano molti, anche la guerra in Afghanistan impallidisce. Tra i morti civili, oltre 15 mila hanno perso la vita in incidenti sino ad ora sconosciuti, secondo i dati forniti dal gruppo londinese Iraq Body Count.
I responsabili principali di queste stragi, secondo quanto emerge dalla documentazione, sono i soldati iracheni, su cui cade il fardello delle reiterate violenze compiute nei confronti di prigionieri in loro custodia. Almeno sei detenuti, se non di più, sono morti mentre erano in stato di detenzione per le percosse ricevute: i prigionieri venivano costantemente frustati, percossi e maltrattati. Almeno in un caso gli americani hanno avuto il sospetto che a un detenuto iracheno fossero state amputate le dita e disciolte nell’acido. I documenti di Wikileaks – afferma Al Jazira – “rivelano che gli Stati Uniti erano al corrente del ricorso alla tortura autorizzato dallo Stato (iracheno)”. Su alcuni episodi, afferma il New York Times, sono state svolte indagini da parte americana, ma nella maggior parte dei casi le segnalazioni dei soldati sono state ignorate.
E gli Usa hanno anche la loro parte di responsabilità diretta: dall’analisi condotta da Le Monde, per esempio, emerge che i soldati americani hanno ucciso 681 civili, tra cui molte donne e bambini, ai checkpoint. Non solo: i militari Usa hanno scoperto i cadaveri di “migliaia di uomini e donne vittime di esecuzioni sommarie“, senza che ciò venisse reso noto. C’é poi un elicottero Apache che ricorre: il Crazyhorse 18, quello coinvolto nell’uccisione di due giornalisti della Reuters messo all’indice dopo un video pubblicato da Wikileaks che testimoniava la strage, aveva in precedenza sparato e ucciso due iracheni nonostante questi si fossero arresi. “Vogliono arrendersi”, segnalò l’elicottero agli alti comandi, prima di ricevere da un avvocato militare della vicina base aerea di Taji luce verde al fuoco. Nei 400.000 documenti c’é l’orrore vero, come quello patito dai tanti civili iracheni mandati avanti su strade minate, con la scusa di “pulire la strada da macerie e rifiuti”, mentre in realtà servivano per verificare la presenza di ordigni. E c’é spazio anche per Al Qaida: il gruppo di Osama bin Laden nel 2005 voleva attaccare il carcere iracheno di Abu Ghraib, la “prigione delle torture”, chiuso con l’avvento dell’amministrazione Obama alla Casa Bianca. “50-100 razzi verranno usati per lanciare il segnale di inizio dell’attacco, che continuerà con il lancio di altri razzi. I prigionieri devono prepararsi. Gli attaccanti dovranno essere pronti a sacrificare la vita dei detenuti per avere successo. Morire durante il Ramadan è un onore”, si legge in una missiva attribuita a Abu Musab al-Zarqawi, l’allora leader di al Qaida in Iraq. Altri episodi, non meno brutali e inquietanti, emergeranno certamente nei prossimi giorni, man mano che i file verranno analizzati. Il Pentagono minimizza, gli episodi denunciati “sono stati a suo tempo ampiamente riportati in servizi di cronaca”, ma non c’é dubbio che Julian Assange abbia messo ancora una volta i piedi nel piatto della politica estera Usa, con effetti tutti da verificare sulla politica interna statunitense alla vigilia delle elezioni di mid-term.

Fonte: Ansa.it