CASA MONTECARLO – Ora spetterà al gip decidere sulla richiesta di archiviazione della Procura. Secondo quanto spiegato in una nota diffusa dagli uffici di piazzale Clodio, che ha aperto l’inchiesta in questione dopo un esposto, «i denuncianti ipotizzavano il delitto di truffa aggravata in quanto il prezzo di vendita (300mila euro) appariva molto al di sotto del valore di mercato dell’immobile. Si è proceduto alle investigazioni del caso, pertinenti alla denunciata truffa, mediante audizione di persone ed acquisizioni documentali, sia presso la sede del partito Alleanza Nazionale, sia a mezzo di rogatoria al Principato di Monaco». Acquisiti elementi «per l’individuazione degli autori del fatto e per le valutazioni di merito, si procedeva alle rituali iscrizioni e si constatava l’insussistenza di azioni fraudolente giacchè nessun artifizio o raggiro si rilevava nella condotta di alienazione dell’immobile, decisa ed attuata – a mezzo di procuratore – dal presidente dell’associazione/partito, rappresentante della stessa e titolato a disporre del suo patrimonio. Nessuna truffa, quindi, per difetto assoluto di uno degli elementi costitutivi del reato. Trattandosi di associazione non riconosciuta, non era neanche ipotizzabile delittuosa prevista dall’articolo 2634 del codice civile, prevista esclusivamente per gli amministratori di società». L’articolo in questione (infedeltà patrimoniale) stabilisce che: «Gli amministratori, i direttori generali e i liquidatori, che, avendo un interesse in conflitto con quello della società, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio, compiono o concorrono a deliberare atti di disposizione dei beni sociali, cagionando intenzionalmente alla società un danno patrimoniale, sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni. La stessa pena si applica se il fatto è commesso in relazione a beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi, cagionando a questi ultimi un danno patrimoniale. In ogni caso non è ingiusto il profitto della società collegata o del gruppo, se compensato da vantaggi, conseguiti o fondatamente prevedibili, derivanti dal collegamento o dall’appartenenza al gruppo. Per i delitti previsti dal primo e secondo comma si procede a querela della persona offesa». Per quanto concerne il caso in questione trattandosi si associazione si rientrava invece nel caso previsto dall’articolo 18 del codice civile (responsabilità degli amministratori): «Gli amministratori sono responsabili verso l’ente secondo le norme del mandato. È però esente da responsabilità quello degli amministratori il quale non abbia partecipato all’atto che ha causato il danno, salvo il caso in cui, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, egli non abbia fatto constare del proprio dissenso». Il Principato di Monaco e precisamente dalla «Chambra Immobilière Monegasque, Ente per il monitoraggio di tutte le vendite immobiliari del Principato – si legge nella nota della Procura – che il valore di mercato dell’immobile era triplicato al momento dell’alienazione rispetto a quello dichiarato a fini successori (273.000 euro). Tale valutazione è stata effettuata in astratto, senza tener conto delle condizioni concrete del bene, descritto dai testi come fatiscente. Qualsivoglia doglianza, quindi, sulla vendita a prezzo inferiore non compete al giudice penale ed è eventualmente azionabile nella competente sede civile».

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