Creato primo fegato umano in provetta

FEGATO UMANO IN PROVETTA – Per ora è troppo piccolo per le dimensioni del corpo umano ma è stato creato, in laboratorio per la prima volta, un fegato umano in miniatura che funziona come un fegato vero e che presto potrebbe essere testato su animali. L’annuncio arriva dal gruppo di ricerca di Anthony Atala che dirige il Wake Forest Institute for Regenerative Medicine di Winston-Salem in North Carolina, molto attivo nel campo dell’ingegneria dei tessuti per la creazione di organi in laboratorio.
Il fegato è stato creato a partire da cellule umane: staminali adulte epatiche (cioè le cellule precursori del fegato di cui esiste una riserva nel fegato di ciascun individuo per svolgere processi di manutenzione ordinaria) e cellule endoteliali, cioè quelle che costituiscono i vasi sanguigni.
Il fegato è cresciuto in un bioreattore, una sorta di incubatrice in cui vengono infusi ossigeno e nutrienti. La medicina è sempre più orientata verso la ricostruzione di organi e tessuti in laboratorio, in modo da snellire le liste d’attesa trapianti e da risolvere il problema del rigetto dell’organo trapiantato. Se si riuscisse un giorno a ricostruire in provetta un dato organo a partire da cellule staminali del paziente stesso, ipoteticamente ciascuno di noi potrebbe avere i propri ‘pezzi di ricambio’ a disposizione in caso di necessità.
E’ già lunga la lista degli organi riprodotti in laboratorio. Per esempio lo stesso gruppo di Atala ha ‘ricostruito’ il pene di conigli con tessuto erettile coltivato in provetta: gli animali col ‘pene biotech’ hanno visto ripristinata la propria funzione sessuale e si sono riprodotti normalmente.
Il traguardo è stato reso noto meno di un anno fa sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. E ancora, il gruppo di Atala si era già distinto, era il 2007, per aver ricostruito la vescica di pazienti in un lavoro pubblicato su Lancet.
E nel novero degli organi creati in laboratorio si deve ricordare anche la prima pelle ”usa e getta” creata usando cellule staminali embrionali, che potrebbe essere usata sui grandi ustionati in attesa di trapianto come pelle temporanea.
Resono noto sulla rivista Lancet circa un anno fa, il risultato è di Christine Baldeschi dell’INSERM e Institute for Stem Cell Therapy and Exploration of Monogenic Diseases presso Evry Cedex in Francia. Molti sono poi gli esperimenti in atto per ricostruire il pancreas e anche i reni.
Inoltre è solo di qualche mese fa l’annuncio, sulla rivista Science, della creazione del primo polmone funzionante che è stato già trapiantato con successo in ratti: il traguardo è del dipartimento di bioingegneria dell’università americana di Yale. Il fegato umano in miniatura segue questo filone della ricerca: in modo simile a come è stato ottenuto il polmone a Yale, il gruppo di Atala e’ partito da fegato di animali che ha poi privato di tutte le sue componenti cellulari con dei detergenti (processo di ‘decellularizzazione’) rimanendo con un’impalcatura di collagene e vasi sanguigni, ripulita di tutte le cellule animali. Poi, attraverso un vaso sanguigno, gli scienziati hanno infuso nell’impalcatura cellule umane di fegato e endoteliari.
Queste si sono posizionate ordinatamente e poi il tutto è stato messo in un bioreattore, una sorta di incubatrice in cui il fegato è stato nutrito. Dopo una settimana il fegato è cresciuto e ha cominciato a dimostrarsi funzionale. Il prossimo passo sara’ vedere se questo fegato, trapiantato in animali, funziona; e poi crearne uno di dimensioni compatibili al corpo umano. Intanto il fegato in miniatura servirà anche per testare nuovi farmaci in provetta, un modo di certo più veritiero che non i test cellulari che si eseguono oggi per verificare sicurezza ed efficacia di un farmaco. Il gruppo di Atala, intanto, continua a lavorare su più fronti nella rigenerazione di organi e tessuti e terapia cellulare: sono in cantiere anche pancreas e reni.

Fonte: Ansa