Berlusconi piangeva come un bambino dopo l’11 settembre 2001: rivelazione di Bush nel suo libro ‘Decision point’

BERLUSCONI PIANGEVA DOPO L’11 SETTEMBRE – L’ex presidente americano George W. Bush nel suo libro “Decision Point” racconta di Silvio Berlusconi che pianse come un bambino per tutta la notte successiva all’11 settembre 2001, data in cui avvenne l’attacco alle Torri Gemelle di New York.

“Sono andato nell’Ufficio ovale quella mattina del 12 settembre intorno alle sette, come al solito”, racconta l’ex presidente americano. “Il primo ordine del giorno fu quello di rispondere alle telefonate dei leader di tutto il mondo che mi avevano chiamato per esprimermi la loro solidarietà”, prosegue Bush spiegando che la prima telefonata fu per Tony Blair. Tra gli altri c’è stata la volta di Berlusconi il quale ha raccontato “di aver pianto come un bambino senza potersi fermare”, offrendogli poi la sua completa disponibilità alla collaborazione.

L’altro riferimento contenuto in “Decision Point” è quello dedicato, quasi alla fine del libro, a Romano Prodi. I fatti si riferiscono alla primavera del 2002 quando con l’escalation delle tensioni in Medio Oriente, in un discorso Bush lancia la proposta di uno Stato Palestinese indipendente, ma con una nuova leadership, senza Arafat. “Il mio supporto per uno stato palestinese è stato sommerso dalla mia richiesta di una nuova leadership”, racconta l’ex presidente. Prodi, allora presidente della Commmissione europea era tra i leader “contrari” assieme a Jacques Chirac, e al premier canadese Jean Chretien. “Rigettando Arafat detentore fra l’altro del premio Nobel per la pace – racconta Bush – avevo capovolto la loro visione del mondo”.

Chi invece gli aveva dato appoggio immediato era il premier britannico Tony Blair che glielo riferì nel corso di un incontro mattutino nella palestra dell’albergo dove risiedevano a Kananaskis in Canada in occasione del vertice G8. “Certo hai creato una bella tempesta”, disse Blair a Bush mentre i due si allenavano. Anche all’interno della sua stessa amministrazione Bush si è dovuto confrontare con voci contrarie non tanto sulla nuova leadership, ma proprio sull’appoggio alla creazione di uno Stato palestinese. “All’interno della Casa Bianca i contrari erano “Dick Cheney, Don Rumsfeld e colin Powell i quali mi dissero che non avrei dovuto fare quel discorso appoggiare uno Stato palestinese nel bel mezzo dell’Intifada era per loro come ricompensare il terrorismo”. Tra i favorevoli invece c’erano i responsabili per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Condoleezza Rice e Steve Hadley. E’ da lì che partirono le “prime controversie” tra Bush e una parte della sua amministrazione.