ASIA BIBI CONDANNATA A MORTE – La Commissione nazionale sulla condizione delle donne (Ncsw) del Pakistan ha sostenuto di essere rimasta «scioccata» dalla decisione di un tribunale di condannare a morte per blasfemia Asia Bibi, una donna cristiana madre di cinque figli, che «deve essere immediatamente liberata». In un comunicato distribuito alla stampa che lo pubblica oggi la Ncsw, costituita nel 2000 per assistere il governo pachistano nell’eliminazione della legislatura discriminante per il genere femminile, ha ricordato che «questa donna è l’ennesima vittima delle perniciose Leggi sulla Blasfemia introdotte oltre 20 anni fa da una dittatura militare». Questa legislazione, insiste l’Ncsw, si è trasformata in un pericoloso strumento nelle mani degli estremisti religiosi e «almeno dieci persone sono state uccise, in alcuni casi perfino con la palese approvazione da parte dello Stato». La Commissione, prosegue il comunicato, «condanna categoricamente» la decisione del tribunale Nankana Sahib di infliggere la pena di morte a questa donna sulla base degli articoli 295-B e C del Codice penale pachistano. È incredibile, sostiene l’autorevole organismo, che «ad una donna cristiana sia stato chiesto di aderire ai principi dell’Islam» e che nella sentenza Asia Bibi, che è analfabeta, sia stata riconosciuta colpevole di «avere negato l’infallibitità del Profeta, con la presunta citazione di brani di testi sacri dell’Islam?».

 La vicenda, sostiene l’Ncsw, «è stata da noi esaminata a fondo» ed ha portato alla conclusione che si tratta di «una falsa accusa» legata ad una vendetta personale di un potente padrone che sfrutta la gente del villaggio Chak 3 del distretto di Nankana Sahib, e che essa «debba essere immediatamente revocata». In conclusione, l’organismo chiede che «Asia Bibi, già da un anno in isolamento in carcere, sia immediatamente rilasciata e ottenga protezione; e che le Leggi sulla Blasfemia, che violano tutte le norme della giustizia e che sono solo servite a rafforzare l’estremismo nella società, siano abrogate».(Ansa)