Spionaggio in Nord Europa: le polizie di Norvegia e di Danimarca sapevano

SPIONAGGIO IN NORD EUROPA – Nuove rivelazioni sui casi delle ambasciate Usa di Oslo e Copenaghen che avrebbero condotto per dieci anni operazioni segrete di sorveglianza su cittadini norvegesi e danesi.

Knut Storberget, ministro della Giustizia del governo norvegese, ha detto ieri nella sua relazione al Parlamento che la polizia di Oslo e il Servizio segreto erano stati informati dall’Ambasciata Usa della creazione di un gruppo di spionaggio.

Il quotidiano Dagbladet ha pubblicato ieri in prima pagina una lettera datata 5 maggio 2000: su carta intestata dell’ambasciata Usa, il capo della sicurezza dell’ambasciata scrive a Odd Berner Malme e a Leif Seljesæter della polizia di Oslo per avvertirli che era stato istituito un gruppo di osservazione per monitorare strutture di rilievo per gli Stati Uniti. Né Seljesæter né Malme ricordano di aver mai ricevuto la lettera, ma intanto il ministro Storberget ha detto che la polizia sapeva.

Secondo il ministro la polizia e i Servizi segreti avrebbero per anni discusso al loro interno se l’attività condotta dall’Ambasciata Usa fosse o meno in violazione con le norme norvegesi. Alla fine non avrebbero ravvisato nessun reato e per questo non hanno avvertito le autorità, dalle quali infatti non è mai stato dato nessun via libera alla sorveglianza, come ha detto Storberget. Proprio sulla natura della sorveglianza, Storberget ha detto che l’inchiesta va avanti per capire cosa effettivamente sia successo e se ci siano state delle violazioni. Il caso è nelle mani del distretto di polizia di Østfold.

Notizie nuove vengono anche dalla Danimarca, dove martedì scorso la Politiets Efterretningstjeneste (l’agenzia danese di intelligence) ha confermato che era al corrente delle attività condotta dall’ambasciata degli Stati Uniti a Copenaghen. La Politiets Efterretningstjeneste ha aggiunto che alcuni uomini della polizia della Capitale danese sono stati coinvolti nelle indagini e che tutto è stato svolto legalmente, visto che l’unico scopo era quello di mantenere la sicurezza dell’ambasciata. L’attività sarebbe partita dalle indagini su alcuni cittadini sospetti.

Anche in questo caso, però, le pressioni della politica e della stampa non consentono di chiudere il caso e le indagini proseguono per scoprire se le autorità statunitensi abbiano acquisito video o altre informazioni su cittadini danesi: se così fosse, l’attività sarebbe in contrasto con le normative danesi.

Antonio Scafati