Donna sequestrata e liberata in Sardegna, arrestati due fratelli gemelli a Budoni

DONNA SEQUESTRATA IN SARDEGNA – Pallida come un cencio, occhi persi nel vuoto, giaccone col bavero rialzato. Alle 22.40 di ieri, Marcella Pau arriva alla caserma dei carabinieri di Budoni su un’auto civetta. Fa un timido cenno di saluto alla piccola folla che attende, e le inferriate della caserma la inghiottono. È ancora terrorizzata ma l’incubo cominciato tre ore prima è finito. Dentro il cortile della caserma c’è un’altra donna, Loredana, moglie di Giacinto Costa. «Che cazzo hai fatto», urla disperata verso il marito che poco prima delle 20 insieme al gemello Michele ha messo su una rapina diventata sequestro di persona.

Un incubo cominciato alla fine di una normale giornata di lavoro nel negozio florovivaistico di via Nazionale, a Budoni, e terminato con le urla disperate di una donna di fronte a due banditi, con la figlia più piccola che assiste atterrita alla scena, con un sequestro, una fuga precipitosa, uno speronamento. E infine, la liberazione. Marcella Pau viene trovata in un casolare all’ingresso della strada di Brunella, legata a un materasso. Quando uno dei suoi sequestratori, Michele, era già nelle mani dei carabinieri, mentre l’altro verrà arrestato poco dopo. I carabinieri ne sono certi: Marcella Pau, madre di tre figli, moglie dell’imprenditore Tonino Braccu, è finita nelle mani di due gemelli che per una terribile sera decidono di improvvisarsi sequestratori. Sono Michele e Giacinto Costa, quarantenni, residenti a Tanaunella. Marmista il primo, muratore il secondo.

Sono più o meno le 19.30, è già buio da un pezzo, quando i due nascosti a pochi passi dall’abitazione di Tonino Braccu, attendono con pazienza che la moglie torni dal lavoro. All’inizio, chi indaga pensa che stessero progettando a una rapina. Dopo gli arresti e la scoperta del casolare attrezzato con materassi e corde, l’orientamento cambia e non si esclude più che i due Costa avessero progettato sin dall’inizio un sequestro-lampo. 

Marcella Pau è la moglie di Tonino Braccu, imprenditore del settore florovivaistico e consigliere di maggioranza della Provincia Olbia-Tempio. Abitano con i tre figli in una villetta a due piani a Maiorca, frazione di Budoni, popolata nella stagione turistica ma semideserta in questo periodo dell’anno.

Sono titolari di un piccolo impero che comprende negozi di fiori, agenzie di pompe funebri, un’azienda florovivaistica. Hanno negozi a Olbia, San Teodoro, Posada, Budoni e Siniscola. Da tempo sono nel mirino, bersaglio di un’oscura serie di intimidazioni cominciate alla vigilia di Ferragosto e proseguite sino all’inizio di ottobre. Quando la donna arriva davanti a casa, a bordo della sua elegante Mercedes Clk grigio metallizzato, i due banditi sbucano dal buio e l’aggrediscono. Sono incappucciati, stringono una pistola tra le mani. Marcella Pau non si fa intimidire. Reagisce come un leonessa, si mette a urlare a squarciagola e cerca di sfuggire ai banditi che reagiscono con violenza, la strattonano e la spingono a forza sul sedile posteriore della sua stessa auto.

Alla scena, richiamata dalle urla della madre, assiste terrorizzata la figlia Laura, 14 anni, la più piccola dei tre figli di Marcella Pau e Tonino Braccu. È lei a dare l’allarme, mentre uno dei banditi si mette alla guida dell’auto e l’altro tiene a bada la donna, immobilizzandola all’interno della Mercedes. La telefonata della ragazza raggiunge il padre e Manuel, il fratello maggiore, che in quel momento è in auto con un amico carabiniere, dalle parti di un’a ltra frazione di Budoni, Berruiles.

Nel frattempo, in tutta la provincia si mette in moto l’imponente macchina del piano antisequestri. Lungo la 131 dcn, e nelle stradine interne, non si contano pattuglie e posti di blocco. La caccia agli uomini dura meno di quanto si ipotizzava. A meno di un chilometro da casa, nel dedalo di viuzze che uniscono le frazioni di Budoni, in un crocevia di strade interne che da Maiorca porta a un’altra minuscola frazione, Nuditta, Manuel Braccu incrocia l’auto della madre con a bordo uno dei due fratelli. È Michele Costa, ancora incappucciato, che sta allontanando l’auto forse per sviare le ricerche.

Manuel Braccu non ci pensa un secondo, con la sua Bmw X5 sperona la Mercedes Clk della madre che riesce comunque a proseguire la sua corsa e si ferma poco più avanti. Il bandito scende e scappa nei campi, sperando di farla franca grazie al buio. Nel frattempo, è scattata la mobilitazione delle forze dell’ordine. A Maiorca e dintorni arrivano carabinieri e polizia. Si mobilita anche mezzo paese, la compagnia barracellare, i giovani di Budoni e lo stesso sindaco Pietro Brundu. Alcuni si ritrovano accanto alla Mercedes Clk abbandonata su una stretta strada asfaltata, proprio a pochi metri dai cartelli di direzione opposta che indicano Nuditta e Maiorca.

Nessuna traccia dei banditi e della donna. Poi qualcuno ha un’intuizione. C’è un macchione a qualche decina di metri dall’auto abbandonata. I carabinieri si avvicinano e stanano Michele Costa. Non ha più il cappuccio ma ha un paio di guanti infilati sulle mani. Difficile spiegare altrimenti la sua presenza: per i carabinieri è chiaro che si tratta di uno dei due rapinatori. Lo fermano e, a quanto pare, vuota immediatamente il sacco. In ogni caso, per le forze dell’ordine è facile fare due più due. Tanto è vero che si dirigono con sicurezza verso il casolare delle campagne di Brunella dove i fratelli Costa hanno un laboratorio. E proprio lì, in un capannone annesso al laboratorio, Marcella Pau viene trovata, legata a un letto con una catena. Poco dopo i carabinieri trovano anche Giacinto Costa. La donna è spaventata, bianca come un lenzuolo. Ma è viva. A bordo di una civetta dei carabinieri viene portata alla caserma di Budoni. Lì, la donna viene interrogata e assistita da un medico. L’incubo è finito. Ma le indagini non sono terminate: potrebbe essere coinvolta una terza persona.

Fonte: LaNuovaSardegna