Repubblica: Tra Fini e Berlusconi è guerra sul simbolo Pdl, Casini pronto a votare la sfiducia

GUERRA SUL SIMBOLO TRA FINI E BERLUSCONI – Come in tutti i divorzi politici che si rispettino, scatta anche la guerra del simbolo. Italo Bocchino alza la palla: «Il nome e il logo del Pdl sono in comproprietà con Fini e Berlusconi non potrà usarli in caso di elezioni». Il capogruppo di Fli alla Camera si riferisce all´ipotesi di una nuova formazione politica che il premier avrebbe in mente di creare. Nome e simboli inediti. […]

La guerra è fatta di colpi bassi , feroci punture di spillo. Sandro Bondi la interpreta proprio così attaccando: «Bocchino fa delle provocazioni da lite condominiale». Ma nella sede del Pdl vengono spulciate le carte, consultati gli avvocati. Alla fine la “sentenza”: «L´agenzia della Unione europea sui marchi conferma la nostra posizione. Il titolare del simbolo è Berlusconi».

Forse si arriverà alle carte bollate, com´è successo in passato. È quello che teme Fabrizio Cicchitto stupito da una «polemica senza senso». Bocchino rilancia: «Conta l´atto notarile, non la Ue. Berlusconi non può usare quel nome, che è in comproprietà, fino al 2014». A sorpresa spunta il sindaco di Terzigno Domenico Auricchio: «Il simbolo è mio e il titolare è solo il premier». Ma sono schermaglie di prova in vista del 14 dicembre, giorno della doppia fiducia. Fli mette nel conto anche un voto contro la riforma Gelmini sull´università se non verranno accettati i suoi emendamenti. «Berlusconi può uscirne solo aprendo una nuova stagione altrimenti sarà sfiduciato», dice Bocchino. Pier Ferdinando Casini scioglie il mistero dopo le sue parole di domenica su un possibile armistizio. «Siamo un partito di opposizione e il 14 voteremo la sfiducia», annuncia il leader centrista. […]

Il centrosinistra evoca scenari apocalittici per il dopo Berlusconi. «Sarà una sorta di dopoguerra per il Paese – è l´opinione di Massimo D´Alema -. Il bilancio del decennio berlusconiano è catastrofico. Noi saremo chiamati a compiti di ricostruzione». […]

Repubblica