Repubblica: Berlusconi invita Fini a dimettersi, Futuro e Libertà boccia ddl Gelmini alla Camera

BERLUSCONI CONTRO FINI ALLA CAMERA – Nel Palazzo assediato da studenti e professori la riforma universitaria della discordia finisce impallinata una e poi due volte da finiani e centristi. È una guerriglia d´aula continua, che risente del clima politico deteriorato, della maggioranza ormai in rotta e della sfida lanciata al presidente della Camera dal premier Berlusconi giusto in quelle ore. Le stesse in cui un gruppo di manifestanti tentava l´assalto al Senato.

Il ddl firmato Mariastella Gelmini finisce sull´orlo del precipizio. E solo a fine giornata il ministro, con l´aiuto a distanza di Giulio Tremonti, riesce a reperire nuovi fondi e evitare il ritorno del testo in commissione: avrebbe comportato il definitivo ko. Invece vengono recuperati i soldi necessari all´assunzione di 1.500 professori associati entro il 2013 e i 120 milioni per premiare i docenti più meritevoli, come chiesto dai deputati di Fli Della Vedova e Bocchino. […]Oggi l´esame continua, ma l´incidente è dietro l´angolo. Già martedì il governo era andato sotto due volte su altri provvedimenti.

La miccia stavolta l´accende il presidente del Consiglio, rispondendo in conferenza stampa al fianco del ministro Meloni a una domanda su un suo possibile passo indietro: «Io? Dovrebbe farlo qualcun altro. Il presidente della Camera dovrebbe essere il primo, visto che ha dato vita a un partito fondato non sui valori della maggioranza ma sulla sua persona. Non è super partes, ma partes in maniera assoluta». È ora di pranzo e l´eco della sferzata giunge subito a Montecitorio dove si lavora sul ddl. Gianfranco Fini la prende malissimo, vede alla spicciolata i suoi. Parte l´ordine di reagire. Subito. In aula. Italo Bocchino parla con la Gelmini e con Bonaiuti, lascia intendere che se le cose stanno così la riforma non fa molta strada. A Palazzo Chigi intuiscono subito quel che sta per accadere ed è lo stesso portavoce del premier a dettare una dichiarazione correttiva rispetto a quanto sostenuto da Berlusconi davanti a telecamere e microfoni due ore prima: «L´invito a fare il passo indietro riguardava la posizione politica e le indicazioni di alcuni esponenti di Fli di votare la sfiducia al governo e l´ennesima richiesta di dimissioni, fatti che contrastano con la conclamata volontà degli elettori». Non era insomma un invito a Fini a dimettersi. Al piano della Presidenza della Camera leggono e ci ridono quasi su. Suona come una beffa.

Tira pessima aria per governo e maggioranza. E infatti, in aula i deputati di Fli chiedono e ottengono lo stop di un´ora e minacciano di votare il rinvio in commissione della riforma se la Gelmini non reperirà subito le risorse per assumere 1.500 associati e per garantire scatti di premialità per i docenti. Il ministro accetta di incontrarli con i suoi tecnici, ottiene il via libera da Tremonti e cede su tutta la linea. Si può ripartire. Due ore più tardi, su un emendamento Udc, i futuristi votano di nuovo con l´opposizione e mandano sotto il governo. «Ma perché non facciamo una bella cosa: rimandiamo tutto al 15 dicembre, dopo la fiducia?» chiede sarcastico in aula il pd Roberto Giachetti. Invece si riprende stamattina, dall´articolo 7, col voto finale che slitta forse alla prossima settimana. «Va malissimo, siamo in balia dei Bocchino e Granata che dettano le condizioni» sbotta indispettita la Mussolini. «La verità? Ci stiamo divertendo come matti – racconta in Transatlantico un alto dirigente di Fli – continueremo così finché il premier non avrà capito. E da lunedì passiamo alla mozione di sfiducia a Bondi».

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