Repubblica: Montezemolo in politica con ‘Italia Futura’: lista civica nazionale e nuova legge elettorale

MONTEZEMOLO IN POLITICA – Ci vorrebbe una grande lista civica nazionale per scardinare l´attuale geografia dei partiti, per superare un bipolarismo che non funziona e che ha fallito. Ma ci vorrebbe anche un´altra legge elettorale per cambiare la classe politica».

Luca Cordero di Montezemolo si “immerge” nella politica. Parla a porte chiuse agli allievi del “Centro di formazione politica” di Massimo Cacciari, riuniti a Milano nel piccolo teatro Franco Parenti. Seminario politico, tutto politico. Prima di lui salgono sul palco i politologi Angelo Panebianco, e Alberto Martinelli, il sociologo Aldo Bonomi e l´ex ad di Unicredit Alessando Profumo. Ed è la prima volta che il presidente della Ferrari e della Fondazione “Italia futura” lancia pubblicamente l´idea delle liste civiche[…]. Montezemolo immagina una società civile che si faccia partito contrapposta, appunto, alla casta del Palazzo. Neo-borghesi e lavoratori dalla stessa parte, con gli stessi interessi. Tanto che all´ex presidente della Confindustria scappa pure l´espressione «partito dei produttori»: su lavoro e fisco gli interessi sono ormai coincidenti, dice.

E´ la società civile impegnata il nerbo del progetto montezemoliano. Anche per questo ha scelto di intervenire ieri al seminario della scuola di Cacciari e non oggi al dibattito sul Nuovo Polo di centro insieme a Francesco Rutelli, Pier Ferdinando Casini (che però darà forfait) e il finiano Benedetto Della Vedova. Montezemolo non vuole entrare nella ragnatela di questi partiti e questi non hanno alcuna intenzione di incoronarlo leader. E´ convinto – e l´ha detto anche alla winter school milanese – che con lo straordinario premio di maggioranza che il Porcellum attribuisce a chi prende più voti non ci siano le condizioni per un terzo polo. «Non servirebbe a nulla prendere il 15 o il 20%».

Interpretazione però che non convince il filosofo Cacciari: «Anche con questa legge elettorale c´è la possibilità di affermare una nuova forza centrale nella quale non ci siano solo i vecchi partiti. E non credo che il 15 o 20% dei voti sia ininfluente. Comunque, vista la drammaticità della situazione, bisognerebbe decidersi». Cosa che Montezemolo non ha ancora fatto nettamente. Però continua a criticare la sinistra che durante il governo Prodi «aveva la peggiore maggioranza di tutti i tempi», che resta prigioniera dei vecchi schemi mentali («il Pd è tornato ad essere come i Ds»), che in vent´anni ha «cambiato i brand», cioè i nomi dei partiti, «ma non le persone», che, infine, « in questi due anni ha guardato dal buco della serratura, è andata sui tetti, ma non ha espresso una cultura alternativa». Non è stata molto meglio la destra che dal ´94 presenta sempre lo stesso leader e che, nonostante la grande maggioranza di seggi parlamentari, è ora a un passo dalla crisi.

Che Montezemolo «sia una figura neo-borghese» capace di esprimere una moderna leadership nell´epoca della globalizzazione, lascia molto perplesso il sociologo Bonomi. Sempre a porte chiuse, prima dell´arrivo del presidente della Ferrari, dice: «Ritengo che Montezemolo sia una classica figura del ´900». Dove – nell´analisi del sociologo – prevale l´«economia delle relazioni» e non quella del mercato.

Repubblica