Repubblica: A Montecitorio comincia la compravendita dei voti, Berlusconi: “Il 14 dicembre avremo la fiducia”

COMPRAVENDITA DEI VOTI A MONTECITORIO – «Per noi servono le dimissioni di Silvio Berlusconi, ma siamo anche disposti a un suo reincarico 72 ore dopo». I finiani, per bocca di Italo Bocchino, aprono all´ipotesi di una crisi lampo, mentre a Montecitorio imperversa il calciomercato per portare consensi al premier in vista del voto sulla sfiducia del 14 dicembre. La risposta di Berlusconi non lascia però spazio a trattative: «Dimettermi? Non ci penso nemmeno, avrò la fiducia».

Con un risultato che si annuncia al momento incertissimo, i finiani provano a evitare la conta in aula: «Se il presidente del Consiglio si dimette subito siamo disposti a un reincarico immediato a patto che in agenda si mettano provvedimenti economici e una nuova legge elettorale», dice Bocchino. Da Palazzo Chigi la risposta è secca: «Le mie dimissioni sono un´ipotesi che non esiste», confida Berlusconi ai parlamentari Pdl. Il premier è certo di avere la fiducia e a Montecitorio i suoi, in primis Daniela Santanché, si stanno dando un gran da fare per portare voti alla causa. «Il giorno dell´Immacolata è stato l´inizio della grande offensiva», dice Leoluca Orlando, portavoce di quell´Italia dei valori che ha già perso una pedina, Domenico Scilipoti, che oggi passerà armi e bagagli al gruppo misto. I suoi nuovi compagni di banco saranno Massimo Calearo e Bruno Cesario, entrambi orientati all´astensione. «Scilipoti non può avere nessuna motivazione politica per la scelta di sostenere il governo», aggiunge Orlando. In casa Idv quella di Scilipoti non è l´unica defezione che si teme con l´avvicinarsi del 14. Continuano infatti i corteggiamenti ad Antonio Razzi, che oggi vedrà Antonio Di Pietro, e ad Anita Di Giuseppe, ieri contattata da dirigenti del Pdl.

I berlusconiani sono certi di contare su «sei voti tra gli indecisi». Oltre a quelli di Scilipoti, Calearo e Cesario, nel pallottoliere a loro favore mettono anche Razzi e il Lid-Dem Maurizio Grassano, che dopo aver visto martedì scorso Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini sarebbe ancora in preda a ripensamenti. A questi occorre aggiungere quello di Giampiero Catone. Il deputato finiano non ha firmato la sfiducia: «Quindi non la voterà», ammette Adolfo Urso di Fli. Ma i più attivi agenti di mercato per conto di Palazzo Chigi puntano anche al grande colpo al cuore del Pd. Nel mirino i deputati che difficilmente verrebbero rieletti in caso di ricorso al voto: a partire dal beneventano Mario Pepe e da un deputato abruzzese.

Già incassata dal premier l´astensione dei deputati della Svp, Karl Keller e Siegfried Brugger. Nel Pdl si cercano astensioni dell´ultima ora sul fronte Udc: se al Senato potrebbe avvicinarsi al partito di Casini il Pdl Vincenzo Galioto, alla Camera il pressing degli azzurri si concentra su Deodato Scanderebech, Angelo Compagnon e Angelo Cera. Il ritornello con il quale questi deputati vengono bersagliati da alcuni ex compagni di banco, come Francesco Pionati e Saverio Romano, è sempre lo stesso: «Non sarete mai rieletti». E anche nel campo di chi ha firmato la mozione di sfiducia c´è chi apre a ripensamenti: oggi Paolo Guzzanti porterà alla direzione del Partito liberale la proposta di «votare la fiducia se il governo abrogherà la legge elettorale».

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