Nuova ondata di violenze, sempre più cristiani lasciano l’Iraq

CRISTIANI IRACHENI LASCIANO IL PAESE – Molti cristiani iracheni sono volati verso il Nord del paese o all’estero, in seguito ad una campagna di violenze perpetrate nei loro confronti. Cresce, nella comunità religiosa, il timore che le forze di sicurezza del paese non siano in grado o, ancor peggio, non vogliano proteggerli.

I voli, con a bordo molti abitanti di Baghdad e Mosul, hanno fatto seguito ad una strage avvenuta il 31 Ottobre in una chiesa della capitale, che ha fatto 51 vittime tra i fedeli e 2 preti; a partire da questo evento, un lunga serie di attentati ed omicidi si sono consumati nei confronti dei Cristiani.

Questa, non nuova, escalation di violenze sottolinea le grandi difficoltà che l’Iraq deve sostenere, soprattutto in campo di sicurezza, per giungere ad una risoluzione definitiva dell’impasse politica che ha creato frizioni nel paese dopo le elezioni di marzo scorso.

Ma soprattutto, essa minaccia di decimare quella che l’Arcidiacono Emanuel Youkhana, della Chiesa Assira Orientale, ha definito “una comunità le cui radici affondavano in Iraq ben prima di Cristo”.

Molte delle persone che stanno lasciando il paese- spesso in preda al panico e con i pochi averi che sono riusciti a caricare nelle loro auto- avvertono questa nuova ondata di violenze come il presagio della scomparsa di questa fede dall’ Iraq. Molti rimandano alle partenze di massa degli ebrei iracheni dopo la fondazione dello stato di Israele nel 1948.

A confermare quest’impressione sono le parole di un rifugiato cristiano di 47 anni, Nassir Sharhoom. Egli si trova ora nella capitale curda di Erbil, dove è fuggito il mese scorso da Dora, un quartiere di Baghdad nel quale una volta convivevano tutte le religioni: “E’ esattamente ciò che è successo agli ebrei, vogliono che ce ne andiamo tutti”.

Alessandro Pirruccio