Repubblica: Crisi di Governo: la sfida finale tra Berlusconi e Fini

CRISI DI GOVERNO – Finisce l´intervallo lungo un mese in attesa del B-day. Comincia oggi e si conclude domani con il voto di Camera e Senato il match fiducia-sfiducia. Che in sintesi è il combattimento tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. La fine di un´epoca o un nuovo inizio berlusconiano? Il presidente della Camera sgombra i dubbi: «Non ho la sfera di cristallo, ma credo di poter dire che il premier non avrà la fiducia a Montecitorio». A “In mezz´ora” Fini non fa un solo passo indietro, semmai molti in avanti. Perché il volume dello scontro va tenuto alto, sa che le colombe di Fli vivono nell´incertezza queste ore decisive. «Comunque vada da martedì noi saremo all´opposizione», annuncia Fini. Un modo per dire che anche con un voto in più sarà un´impresa governare per il Cavaliere autore di una vittoria di Pirro. «Ma Berlusconi vuole soprattutto restare a Palazzo Chigi. E ci vuole restare finchè c´è il legittimo impedimento, lo strumento vitale per dribblare i processi», attacca Fini.

Per serrare le fila il leader di Fli ripete che l´iniziativa di pace promossa da Silvano Moffa è tardiva: «Ormai non si può più fare. Se ne poteva parlare una settimana fa». E inutile sarà il tentativo di Berlusconi in aula. Il discorso del Cavaliere non può cambiare le carte, anche se fosse molto convincente. «Sarà un intervento latte e miele. Ci dirà tutto quello che vogliamo sentire, ma pensare che sia risolutivo significa non conoscerlo. Quando è alle strette Berlusconi è capace di dire tutto e il contrario di tutto». La soluzione potrebbe esserci nel campo del centrodestra, quello vecchio. «So che non esistono governi tecnici ma solo politici. Tremonti premier? Potrebbe essere, è il ministro cardine dell´attuale esecutivo».

Berlusconi segue l´intervista di Fini con Lucia Annunziata e alla fine lo descrivono furibondo: «Avete visto? Quello non vuole nessuna trattativa. Sa solo insultarmi e questo dimostra che il suo unico obiettivo è eliminarmi». Parole smentite da Bonaiuti: «Frasi di fantasia». Ma il clima della vigilia è proprio quello della “scazzottata”. In serata il Cavaliere cena con i senatori e li rassicura sull´esito del voto. Annuncia che farà «un discorso alto», privo di polemiche. Ma il premier non risparmia frecciate a Fini e Casini. «Non hanno voti, dove vanno?», chiede Berlusconi. Esistono solo perché sono fenomeni mediatici, stanno sempre in tv. Con una modifica seria della par condicio avrebbero solo un terzo dello spazio attuale. Immancabile arriva il sondaggio: questa volta serve a dimostrare che il presidente della Camera e il leader dell´Udc, «se insistono su questa linea non hanno spazio politico, perdono qualsiasi credibilità».

I gruppi parlamentari intanto fanno i conti. Dario Franceschini per esempio nota che le tabelle sono calibrate su 629 deputati (con l´esclusione del presidente che non vota). «Ma credo che mai nella storia repubblicana il Parlamento ha potuto contare sul plenum totale. Qualche assenza imprevista, non politica ma casuale, è sempre possibile, da entrambe le parti». Pier Ferdinando Casini garantisce per la tenuta assoluta del gruppo Udc. «Abbiamo votato 37 volte la sfiducia, voteremo anche la 38esima». Nessuno sarà comprato tra i centristi, «non siamo in vendita», dice Casini. Che conferma un percorso futuro con Fini e Rutelli. Pier Luigi Bersani ha visto la trasmissione con Fini. E dopo la grande manifestazione di sabato («bella piazza – osserva Casini – ma non basta») spiega che le parole del presidente della Camera dimostrano «la fine di una stagione. Così non si può andare avanti e la soluzione non c´è né nel perimetro dello scompaginato centrodestra né nelle improbabili elezioni». È una risposta anche all´idea di Fli su Tremonti. L´obiettivo di un governo di transizione resta in piedi per il Pd.

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