Processo ThyssenKrupp: chiesti 16 anni per l’ad Espenhahn

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:24

PROCESSO THYSSENKRUPP: CHIESTI 16 ANNI PER L’AD – Era la notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 quando nello stabilimento torinese della ThyssenKrupp sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente in pressione che prende fuoco: nell’incidente i sette uomini perdono la vita e un altro operaio rimane ferito. Oggi, al processo per il rogo nella fabbrica di Torino, la pubblica accusa ha chiesto per i sei imputati complessivamente settantanove anni e sei mesi di carcere, di cui sedici anni e mezzo solo per l’amministratore delegato, Harald Espenhahn, il superdirigente tedesco accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. E’ la prima volta che in Italia viene richiesta una pena tanto alta per un incidente sul lavoro e che un imprenditore viene accusato di omicidio per il decesso di un dipendente.
Ma i familiari delle vittime non sono soddisfatti. Carico della rabbia che solo la perdita di una persona cara può causare, nell’aula si alza un grido: ”ergastolo”. La voce è quella di di Grazia Rodinò, la mamma di Rosario, morto nell’incidente ad appena 26 anni. ”La pena chiesta e’ troppo bassa – dice – Spero che i giudici l’aumentino”. ”Sono tre anni che quei bastardi passano il Natale tranquilli – dice un’altra donna davanti alle telecamere – Noi no. Noi il 24 dicembre saremo al cimitero a piangere i nostri cari. Se le condanne non possono che essere queste bisogna andare a Roma, bisogna rivolgersi a Roma, si devono alzare le pene per chi ammazza le persone”.
La difesa, invece, protesta per ragioni opposte. Secondo l’avvocato Ezio Audisio la pena richiesta è ”esagerata e assurda”.
L’accusa ha descritto Espenhahn come una ”persona colta e tecnicamente preparata” e lo ritiene colpevole di omicidio poiché si é disinteressato dello stabilimento torinese, che aveva deciso di chiudere entro l’anno, rinunciando a investire nella sicurezza antincendio: ha ”accettato il rischio” di un grave disastro (e qui c’è  il ”dolo eventuale”) confidando nella ”buona sorte”. Agli altri cinque imputati viene contestato il reato di omicidio colposo con colpa cosciente: l’accusa ha richiesto tredici anni e mezzo per Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, e nove anni per Daniele Moroni. Per la Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni spa, chiamata in causa come persona giuridica, i pm chiedono un milione e mezzo di multa, blocco e revoca di finanziamenti e sovvenzioni, stop a qualsiasi pubblicità per un anno, la pubblicazione della sentenza su quotidiani internazionali, il pagamento di 800 mila euro come ”prezzo del reato”: si tratta della somma che la società avrebbe dovuto spendere se avesse collocato un impianto di rilevazione incendi sulla linea di produzione andata a fuoco.

Tatiana Della Carità