In Islanda la procura indaga sulle operazioni di sorveglianza condotte dall’ambasciata Usa

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L’Islanda

apre un’inchiesta per capire se le operazioni di spionaggio e sorveglianza condotte dall’ambasciata Usa a Reykjavík siano state condotte in violazione delle leggi islandesi.

Ad annunciarlo è stato il ministro della Giustizia Ögmundur Jónasson che ha incaricato la procura di studiare il caso. Il ministro ha detto di averlo fatto anche per accogliere le perplessità dei cittadini islandesi: “Se è vero che i cittadini islandesi si sono sentiti violati o che le leggi islandesi sulla privacy sono state violate, è mio dovere sollevare queste questioni” ha detto, specificando che il suo compito finisce qui e che adesso toccherà al procuratore.

La decisione è stata presa dopo che l’ambasciata Usa aveva risposto ai dubbi della polizia islandese. Su queste risposte è stato stilato un rapporto presentato dal ministro Jónasson durante una conferenza stampa: il giudizio finale è che le risposte non soddisfacenti.

L’ambasciata Usa ha ribadito alle autorità di polizia islandesi che l’attività di sorveglianza è stata sempre limitata a un controllo dell’area nei pressi dell’edificio e che la decisione di varare un piano di sicurezza è scattata dopo gli attentati del 1998 contro alcune ambasciate Usa nel Corno d’Africa. Tuttavia, si legge nel fascicolo, non è stato possibile appurare da quando è attiva la sorveglianza in Islanda.

Altrettanto privi di risposta sono rimasti quesiti sulle reali dimensioni dell’area sottoposta a controllo e se ci sono stati episodi di sorveglianza al di fuori di questa zona.

Gli interrogativi rimangono, quindi, e al ministero della Giustizia si è deciso di fare un passo avanti. Ora sta alla magistratura dare una risposta a tutto e capire fino in fondo se ci sono state violazioni delle leggi islandesi.

Antonio Scafati