Repubblica: Il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo lascia il Pdl. Palazzo Chigi: “Equivoco risolto”

MINISTRO PRESTIGIACOMO LASCIA IL PDL – Uno scontro plateale alla Camera con il capogruppo del suo partito Fabrizio Cicchitto, poi le lacrime e l´addio. Il ministro dell´Ambiente Stefania Prestigiacomo lascia il Pdl. «Non mi ci riconosco più», dice uscendo in lacrime da Montecitorio.

Tutto accade in pochi minuti. Alla Camera in tarda mattinata inizia il voto sul ddl per la libera imprenditorialità e il Pd presenta un emendamento per rinviare la norma. La Prestigiacomo è d´accordo con i democratici perché «la legge risulterebbe già arretrata rispetto a quanto stiamo prevedendo nel settore rifiuti». La richiesta di rinvio viene però respinta dalla maggioranza per appena tre voti, mentre la Prestigiacomo vota con Pd, Idv, Fli e Udc. Dai banchi del Pdl iniziano a gridare «dimettiti» al ministro, che esce in lacrime. Va dritta in sala stampa e annuncia: «Non mi riconosco più nel mio partito, vado nel gruppo misto ma resto al governo. Cicchitto non può essere più il mio capogruppo».

Dal Pdl a caldo nessuna marcia indietro. «Con tutto l´affetto per la ministra siculo-normanna, io manifesto stima a Cicchitto», dice in transatlantico Giancarlo Lehner. La notizia dell´addio al Pdl della Prestigiacomo arriva subito al presidente del Senato Renato Schifani, che però esclude che dietro questa decisione ci sia il sottosegretario Gianfranco Micciché (a cui la Prestigiacomo è politicamente vicina), che in Sicilia proprio contro l´ala del duo Schifani-Alfano ha mollato il Pdl: «Non credo proprio che Micciché c´entri qualcosa», dice. Passa un´ora e interviene Cicchitto: «Sono dispiaciuto per quanto dichiarato dal ministro dell´Ambiente, ma devo ascoltare i miei deputati». Dal governo, Mara Carfagna e Franco Frattini, che con la Prestigiacomo guidano la fondazione Liberamente, difendono la collega: «Nel Pdl il disagio da lei espresso è molto diffuso, qui non si ascoltano le voci fuori dal coro», dice la responsabile delle Pari opportunità. Anche Giancarlo Galan e Angelino Alfano intervengono: «Lei fa parte della nostra storia, tutto si risolverà», dice il Guardasigilli. Freddo il commento di Roberto Maroni: «Questa mattina l´ho vista ed era allegra, non entro nelle beghe del Pdl». Nel pomeriggio, Micciché esce allo scoperto: «La Prestigiacomo ha ragione, nel Pdl gli unici ad avere gli attributi sono le donne». Dall´opposizione attaccano la maggioranza: «Aver salvato la pelle non significa aver salvato il futuro del governo», dice il segretario del Pd Pierluigi Bersani. «La maggioranza non c´è», aggiunge la senatrice Anna Finocchiaro. Idv punta il dito contro il partito di Casini che vota alla fine il ddl col Pdl: «L´Udc si candida a entrare nel governo, magari al posto della Prestigiacomo», dice Leoluca Orlando. «La maggioranza è in confusione», ribatte il segretario Udc Lorenzo Cesa.

In serata il ministro e Cicchitto vengono convocati da Gianni Letta. Dopo un´ora di colloquio affidano tutto a una nota ufficiale di Palazzo Chigi: «Si è trattato solo di una sfortunata coincidenza e di un difetto di comunicazione, i due hanno chiarito ogni equivoco». La Prestigiacomo va poi a cena dal ministro Giulio Tremonti, ma per ora non rientra nel Pdl.

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