Caso Ruby: su Facebook le donne italiane si ribellano

RUBY: SU FACEBOOK DONNE DICONO ‘NO’ – «Io sono Rita Levi Montalcini». «Io sono Dacia Maraini». «Io sono Oriana Fallaci».«Io sono Sibilla Aleramo». «Io sono Aung San Suu Kyi». Migliaia di donne italiane, oltre 125.000, stanno cambiando in queste ore il loro status su Facebook, pubblicando la foto di intellettuali, politici, cantanti, attrici in cui si riconoscono, per dire ‘No al sistema di compravendita delle donne, allo sfruttamento del corpo femminile’.

Sul social network più famoso è letteralmente esplosa questa singolare forma di protesta, tra le tante tante nate dopo il ‘caso Ruby’: 125.275 donne, ma anche molti uomini, hanno già aderito alla campagna, lanciata dalla blogger di “Società usa e getta”, dal titolo: Donne dicono No! In questa settimana su Facebook ‘io sono…’. L’obiettivo, come scrive la promotrice sulla pagina Facebook, è quello di “palesare con forza il nostro NO a questo sistema di compravendita delle donne, allo sfruttamento del corpo femminile… richiedendo che siano riaffermati i nostri diritti come donne: diritto al lavoro ed all’auto-determinazione. Il riferimento, è chiaro, è al caso Ruby e a tutta l’organizzazione di mercimonio delle donne e del loro copro che vi ruota attorno. Così Facebook si riempie di novelle Anita Garibaldi, Hannah Arendt, Ipazia, Virginia Woolf, Artemisia Gentileschi, Giovanna D’Arco, Anna Politkovskaja, Margherita Hack, Maria Montessori… Ma c’è anche chi sceglie il volto di Ruby, la ragazza marocchina al centro dell’inchiesta dei pm milanesi su Berlusconi, e in calce scrive: “Io sono Karima El Mahroug. Io sono un triste simbolo dell’Italia di oggi. Io sono la sua fine (si spera)”.

Valeria Bellagamba