Delitto di Avetrana: le ultime missive di Michele Misseri alle figlie. “Ora sono cosciente e devo sfogarmi coi giudici”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:17

DELITTO DI AVETRANA – Il 15 gennaio Michele Misseri conferma all’avvocato di sua figlia, Franco Coppi, che le lettere in cui ritratta le accuse contro di lei sono vere. E il giorno dopo, nonostante uno dei suoi avvocati, Daniele Galoppa, gli abbia fatto capire che questa ammissione – e le lettere stesse – non gli sono sembrate una buona idea, Michele Misseri scrive di nuovo. Prima di tutto a Sabrina: «Io sto aspettando che i giudici mi interroghino di nuovo che mi devo sfogare perché adesso sono cosciente perché prima non capivo niente». Aspetta con ansia, di essere ascoltato dai giudici a cui vuole dire, evidentemente, quello che ha già scritto nelle lettere e cioè che ha accusato Sabrina ingiustamente – «ho detto la falsa» – costretto da qualcuno da cui si sente «ricattato».

E nel verbale dell’interrogatorio condotto da Coppi Misseri spiega che delle lettere «veramente non sapeva niente nemmeno mia moglie che le avevo scritte». E ancora: «quelle lettere le ho scritte di mia volontà». Ma per adesso i magistrati non intendono sentirlo tanto che hanno chiesto al gip, caso mai decidesse di concedere, come richiesto dalla difesa di Sabrina, l’incidente probatorio sulle lettere, di non fissarlo prima di marzo, allo scadere cioè del decreto che impone a Misseri il silenzio sui fatti oggetto di indagine. Misseri scalpita anche se riferisce alla figlia Valentina, sempre in una lettera scritta il 16 gennaio, che ha qualche timore: ««Ti faccio sapere che per due mesi non posso fare nessuna dichiarazione ne sulle lettere su altro perché i giudici me lo hanno proibito se no sono tutti reati a carico mio per le lettere che ho scritto se no mi impediscono di scrivere cara Valentina».

E proprio mentre Misseri sta per chiudere questa lettera arrivano cinque carabinieri che gliela prendono per fotocopiarla e poi sequestrano tutti i biglietti che trovano in cella. Michele si agita perché mettono tutto sottosopra e le guardie carcerarie devono tranquillizzarlo: «Non te la prendere Michè». Franco Coppi, difensore, insieme a Emilia Velletri e Vito Russo, di Sabrina si dice «perplesso che ancora non sia stato ascoltato nonostante costui abbia quasi implorato di esserlo». Attende la risposta del gip sull’incidente probatorio richiesto sulle lettere e spiega che se questa fosse negativa «sarebbe una decisione sorprendente, perché acquisire la certezza che provengano da Misseri e che corrispondono al suo pensiero è una circostanza fondamentale per il processo e la verità. Ed è importante acquisire queste risposte in presenza di tutte le parti e sotto il controllo di un giudice».

E in questa alternanza di accuse, ritrattazioni, speranza e disperazione, continuano le indagini. I magistrati hanno disposto accertamenti tecnici irripetibili, il 3 febbraio a Roma presso i Ris, alla presenza di tutte le parti, sul telefonino di Ivano e su quelli di Cosima e Sabrina sequestrati il 15 gennaio a casa Misseri. E ci si chiede come mai questo ritardo nella verifica di reperti tanto importanti. Sabrina, intanto, non sta bene, vomita, piange, alterna speranza a disperazione. Riceve regali da sconosciuti, qualcuno la chiede anche in moglie. Le lettere del padre gli fanno piacere ma lei non risponde per paura che le sue parole possano essere interpretate come una pressione. Il padre sembra saperlo: «…io sto bene e spero di sentire anche di te visto che tu non scrivi e così scrivo io tanto per passare la giornata se no non passa mai». Poi ricopia per la figlia un brano religioso: «Ho sognato che camminavo in riva al mare con il mio Signore ….e …apparivano sulla sabbia due orme: quelle mie e quelle del Signore. Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma, proprio nei giorni più difficili della mia vita…».

Fonte: laStampa