In Islanda l’opposizione si spacca sull’accordo Icesave (la banca fallita)

ACCORDO ICESAVE – Terremoto nello Sjálfstæðisflokkurinn, formazione politica di centro-destra e maggiore partito di opposizione in Islanda: ieri trenta politici hanno deciso di uscire dal partito a causa della posizione assunta dallo stesso Sjálfstæðisflokkurinn rispetto all’accordo sottoscritto tra Islanda, Olanda e Regno Unito e che prevede che l’isola risarcisca completamente i cittadini olandesi e britannici che hanno perso i loro risparmi in seguito al fallimento della banca islandese Icesave.

Il Sjálfstæðisflokkurinn si era schierato apertamente a favore dell’accordo Icesave. Bjarni Benediktsson, leader del partito, un paio di giorni fa lo aveva difeso dicendo che era improbabile riuscire ad ottenerne uno più favorevole e sottolineando i rischi di finire di fronte a un tribunale internazionale. Argomenti, questi, che però non hanno convinto molti militanti del partito. Una pioggia di critiche era caduta su di lui, dopo il discorso in Parlamento.

Kristján Thór Júlíusson, che fa parte del Sjálfstæðisflokkurinn e siede nella commissione parlamentare che ha dato l’ok all’accordo, ha detto al quotidiano islandese Visir che la rabbia dei suoi colleghi di partito è comprensibile e non è certo passata inosservata. ”Tuttavia” ha aggiunto “non ho sentito le argomentazioni di chi ha lasciato il partito. È stata una scelta presa da ciascuno di loro personalmente.”

Nel frattempo l’iter per la ratifica dell’accordo Icesave prosegue. Ieri il Parlamento islandese ha terminato il secondo round di discussioni, approvando con 40 voti favorevoli e 11 contrari il disegno di legge. Si apre adesso l’ultima fase della discussione, che dovrà dare il via libero definitivo all’accordo.

Antonio Scafati