Repubblica: La rivolta contagia il mondo arabo: caos nello Yemen, fine Stato emergenza in Algeria, Siria e Sudan scendono in piazza

RIVOLTA NEL MONDO ARABO – Come al Cairo, due cortei distinti, divisi da distanze insanabili: la capitale dello Yemen, Sana´a, è stata teatro ieri di una «giornata della collera» contro il presidente Ali Abdullah SAleh, che governa il Paese da 32 anni. Al corteo convocato dal cartello dell´opposizione – 20mila persone in piazza, secondo le stime più attendibili: il doppio dei giorni scorsi – ha risposto però una manifestazione dei sostenitori del leader, altrettanto numerosa.

I due gruppi non si sono scontrati e la giornata è stata tranquilla: ma la partita a Sana´a non sembra chiusa, secondo gli analisti. L´opposizione ribadisce che non si accontenta delle concessioni fatte da Saleh due giorni fa – aumento dei salari, promessa di non ricandidarsi alle elezioni del 2013 e di non lasciare al figlio la sua poltrona – e che continuerà a chiedere riforme e che il leader lasci.

Lo Yemen è stato solo uno dei luoghi dove ieri sono arrivati i venti del Cairo: per prevenire il dilagare delle proteste, in Algeria il presidente Abdulaziz Bouteflika ha annunciato ieri una serie di misure che vanno incontro alle richieste della piazza. «Le recenti manifestazioni – ha detto al Consiglio dei ministri – sono l´espressione di inquietudine e impazienza dei nostri concittadini. È nostro dovere tenerne conto e rispondere con sforzi maggiori». Bouteflika ha promesso la fine dello Stato di emergenza, in vigore nel paese da 19 anni, e misure per diminuire la disoccupazione: ma allo stesso ha esortato tutti i partiti dell´opposizione a non violare la legge e a rispettare lo Stato.

Proteste sono attese per oggi in altri due Paesi: sia in Siria che in Sudan sono stati soprattutto i giovani a chiamare alla protesta, attraverso Facebook. La data fissata non è casuale: oggi, venerdì, è il giorno della preghiera per il mondo arabo. In strada, se l´effetto del richiamo sarà simile a quello del Cairo, potrebbero scendere migliaia di persone.

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