Prosegue la linea di contenimento spese del Quirinale che restituisce all’erario di 15 milioni di euro

Quirinale, Roma

QURINALE RESTITUISCE ALLìERARIO 15 MILIONI DI EURO RISARMIATI – Continua la linea di austerity adottata già da qualche anno dal Quirinale per contenere le spese. Dal bilancio pubblicato oggi sul sito del Quirinale si evidenzia un risparmio ulteriore di 15 milioni di euro che sono di fatto restituiti all’erario.
La decisione, si precisa nella nota esplicativa, è il frutto del fatto che negli ultimi quattro anni la cinghia è stata stretta, e non poco, a tutti i livelli. E per questo i vertici del Colle ringraziano tutta la struttura della Presidenza della Repubblica. ”Le economie conseguite con le misure più significative adottate autonomamente nel periodo che va dall’inizio del settennato al 31 dicembre 2010 ammontano complessivamente a 48.119.404 euro, così ripartite: 4.837.238 euro per il contenimento della spesa per beni e servizi, 19.184.358 euro per il blocco del turn over, 10.937.074 euro per la riduzione del personale comandato e distaccato e la riduzione delle relative indennità, 7.223.958 euro per il mancato adeguamento delle retribuzioni al tasso di inflazione programmata a partire dal 2008, 3.145.352 euro per la nuova regolamentazione del lavoro straordinario, 2.009.965 euro per la revoca degli incarichi particolari e la riforma dell’Amministrazione con l’istituzione delle aree funzionali e delle unità operative, 781.459 euro per la soppressione dell’indennità informatica”, elenca il documento, ”le economie conseguenti alle misure attuative della manovra finanziaria adottata dal Governo con il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 dello stesso anno ammontano complessivamente nel triennio a 9.678.600 euro, così ripartite: 1.569.600 euro a seguito del prelievo del 5 e del 10 per cento sugli stipendi superiori a 90.000 e 150.000 euro e 8.109.000 euro per il mantenimento del blocco dell’adeguamento delle retribuzioni e delle pensioni al tasso di inflazione programmata e per il blocco delle progressioni automatiche di anzianità dei livelli stipendiali più elevati. Per la riforma della disciplina dei pensionamenti anticipati di anzianità e le connesse misure dissuasive attraverso significative riduzioni dei trattamenti pensionistici non è possibile una puntuale e attendibile quantificazione delle economie conseguenti, peraltro certe in particolare nel triennio 2011-2013”.     

Fonte: Asca