Repubblica: Federalismo fiscale: Berlusconi sfida Napolitano, premier non risponde al Quirinale: “Non ero tenuto a farlo”

FEDERALISMO FISCALE – La lettera non porta consiglio. Berlusconi, platealmente, la ignora e non risponde nemmeno ai rilievi del Colle sul decreto federalista. Napolitano avrebbe gradito, se non proprio atteso, una risposta ufficiale alle contestazioni indirizzate personalmente al presidente del Consiglio. E perciò il silenzio del premier suona come una sgarbo nello sgarbo. Berlusconi snobba ancora il Colle – dopo quel Consiglio dei ministri convocato senza informare il Quirinale – e tira dritto sulla strada dello scontro. «Rispondere? Ma non ero tenuto a farlo – confida ai suoi il premier – bastava solo prenderne atto. E poi, per paradossale che sia, Napolitano ci fa un favore: con i tempi del decreto che slittano, le elezioni sono scongiurate». Il Cavaliere è certo che la dead line di fine marzo sia ormai a portata di mano, oltre quella data sarebbe infatti impossibile il voto anticipato in primavera. «Io tiro dritto. Mercoledì in Consiglio dei ministri il pacchetto economico. Poi, intercettazioni e giustizia. E il capo dello Stato dovrà dire di sì alle nostre riforme, anche se non gli piacciono».

Ma la risposta “pubblica” del premier ai rilievi mossi dal capo dello Stato produce l´effetto di alimentare le tensioni e inasprire ancora i rapporti con l´inquilino del Colle. Nelle due telefonate al raduno dei gruppi “satelliti” di Moffa e di Pionati, Berlusconi rimette in pista il campionario di ciò che a Napolitano non piace. Come la valanga di accuse rovesciate sulla Consulta “comunista” e i pm da punire. Oppure quella minacciosa allusione al ridimensionamento delle intercettazioni e al processo breve, due capitoli delicatissimi sui quali Napolitano, sia in pubblico che in privato, ha sempre espresso tutte le proprie perplessità. Raccontano perciò di un presidente della Repubblica a questo punto sempre più scettico sulla possibilità di ricucire il filo ma la linea è quella di aspettare gli eventi. «Il presidente ha bocciato il decreto – spiegano sul Colle – e ora la questione riguarda i rapporti fra potere esecutivo e legislativo, fra governo e presidenti delle Camere: tocca a loro trovare il modo di realizzare il richiesto passaggio parlamentare, sia a Montecitorio che a Palazzo Madama». Sul tavolo infatti ci sono diverse opzioni, con voto, senza voto, con la fiducia. Le rassicurazioni di Berlusconi sul punto? «Aspettiamo di vedere i fatti», è il laconico commento. Pure se la reazione del capo del governo allo stop di Napolitano non lascia presagire granché. Il premier minimizza, sdrammatizza, riduce tutta la faccenda solo e soltanto a questioni procedurali ma il capo dello Stato, viene fatto notare, «ha sollevato anche il problema della condivisione e del coinvolgimento più ampio di tutte le forze, enti locali in primis». Insomma, rimettere mano al testo contestato.

Premier all´attacco, allora, niente scuse o spiegazioni perfino sullo strappo dell´informativa negata sull´ordine del giorno del governo. Al Quirinale, invece, registrano con soddisfazione l´autocritica di Schifani e le parole di Fini.

Eppure il Cavaliere è intenzionato a rompere a tutti i costi l´accerchiamento. Dirottare l´attenzione dei media dal Rubygate e dai suoi strascichi giudiziari. «Perché ho i numeri in Parlamento e il consenso fuori dal Palazzo, per poter andare avanti e realizzare le riforme». Fosse pure portandole alle Camere «a colpi di fiducia». «La maggioranza già solida è destinata a crescere e ormai difficilmente si andrà al voto, il federalismo in Parlamento richiederà i suoi tempi – ragiona uno dei big dei “responsabili”, Saverio Romano – Meglio essere stretti ma coesi che larghi e litigiosi». Con la riforma dell´articolo 41 della Costituzione, col piano casa e il piano per il Sud che Tremonti porterà mercoledì in Consiglio dei ministri, il premier è convinto di ricomporre il sodalizio con Confindustria. Ma prima dovrà rassicurare la Lega. E stemperare l´attrito tra il Senatur e Gianni Letta. Perché in queste ore il vertice lumbard ha iniziato a scaricare sul sottosegretario la responsabilità dell´incidente con Napolitano. Sulle intercettazioni e la riforma costituzionale della giustizia (Consulta compresa) si giocherà invece la sfida finale e tutta personale con la magistratura.

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